[20/09/2007] Energia

A chi togliamo i soldi per sterzarli sulla ricerca sul nucleare?

LIVORNO. L´Italia è pronta ad impegnarsi nella ricerca internazionale sul nucleare di IV generazione. La decisione è stata presa lunedì e il dibattito sull’atomo – mai del tutto sopito e assai sensibile alle folate - si è così riacceso a colpi di prese di posizioni (favorevoli o contrarie), reciproche accuse, conferenze e compagnia cantante. L’elemento nuovo del dibattito però, sta tutto nella decisione dell’attuale maggioranza, spiegata efficacemente dal sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Marco Stradiotto: «Il nostro Governo non vuole restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di nuova generazione ed è pronto ad approfondire le modalità più opportune per assicurare il proprio contributo al programma. Il nostro Paese, infatti pur avendo interrotto l´utilizzazione dell´energia nucleare a seguito del referendum popolare del 1987 ed escludendo al momento un rientro nel nucleare nel breve-medio periodo, continua a confrontarsi con le problematiche del trattamento dei rifiuti degli impianti nucleari esistenti ed intende mantenere capacità e know-how nucleari in ambito pubblico e privato al fine di poter partecipare alle attività di ricerca internazionali».

Forte e chiaro dunque. In un panorama mondiale che, complice in primis il rapporto Stern, i cambiamenti climatici sono tema accettato da tutti e che, a parte qualche negazionista, sia proprio l’uomo il maggiore responsabile di questa situazione a causa delle emissioni in atmosfera (di cui l´uso delle fonti fossili per la produzione di energia sono tanta parte), l’opzione della ricerca sul nucleare in Italia non la si vuol scartare, anche se buona forse tra vent’anni. Questo significa principalmente una cosa: metter mano ai fondi di ricerca e destinarvi delle risorse.

Gianni Silvestrini (Kyoto club e consigliere del ministero di Bersani), in un’intervista a greenreport aveva già messo le mani avanti: «Va bene investire sulla ricerca, purché non si tolgano risorse ad altri settori». Ecco il tema, dunque: a chi togliamo i fondi per sterzarli sul nucleare? E poi, è giusto faro? E ancora, non sarebbe meglio, visto che le energie rinnovabili hanno bisogno di svilupparsi ulteriormente e di esserne incentivato l’uso, investire in queste fino all’ultimo centesimo di euro?

Sostiene il Worldwatch institute nell’ultimo State of the world che le politiche nazionali e internazionali costituiscono la seconda grande sfida per passare più velocemente dai combustibili possibili alle rinnovabili. Da decenni – ricorda il rapporto – i combustibili e le tecnologie convenzionali ricevono la stragrande maggioranza degli incentivi globali in infrastrutture energetiche. Nel 2002, il Consiglio mondiale per l’energia rinnovabile rilevò che i 300 miliardi di dollari stanziati ogni anno in sussidi per il nucleare e i combustibili fossili ammontano al quadruplo di quanto si è stanziato per la promozione delle energie rinnovabili negli ultimi decenni. Una sproporzione evidente, dunque.

Tale trend – dice ancora il Worldwatch – è fin troppo evidente nella promozione da parte dell’amministrazione Bush del nucleare di prossima generazione e della tecnologia del carbone ‘pulito’, nei tentativi di espandere il nucleare in India e Cina, e nelle sovvenzioni che alcuni paesi in via di sviluppo usano per sostenere combustibili come il cherosene e il gasolio, rendendo l’energia rinnovabile meno competitiva. E’ qui, dunque, anche per il Worldwatch il nodo da sciogliere. Ovvero stabilire da che parte si sta. E se il più autorevole osservatorio sui trend ambientali del nostro pianeta non ha dubbi - «per osteggiare tali sviluppi sarà necessario un impegno politico in grado di fissare obiettivi chiari e inderogabili circa l’uso dell’energia rinnovabile e per la ricerca e lo sviluppo tecnologico» - il governo italiano dovrebbe evitare il cerchiobottismo. Aggiungiamo per soprammercato anche altri due elementi. Primo: che i finanziamenti per la ricerca servono per prima cosa per promuovere il risparmio e l´efficienza. Secondo: che si affianchi a questo dibattito sui flussi di energia quello sui flussi di materia, perché se si continua a lavorare solo su un corno del problema, la sostenibilità ambientale resterà un miraggio.

Torna all'archivio