[17/09/2007] Monitor di Enrico Falqui

Radici di Europa : il cammino di Santiago

Ci sono molte ragioni per le quali si può decidere la meta di un viaggio. Chatwin decise insieme all’amico Theroux di andare in Patagonia poiché si riteneva un “viaggiatore letterario “ e, come ci spiega nel suo libro più famoso “ Ritorno in Patagonia”, poiché erano entrambi “affascinati dagli esuli che percorrevano la “Terra del Diavolo”, un sorprendente campionario di nazionalità, tutte andate alla deriva verso questi capi estremi dell’esilio per nessun altra ragione apparente se non il fatto che queste terre esistevano”.

E’ una motivazione che ricorda quella di un altro grande viaggiatore, Jack Kerouac, padre della “beatnik’s generation”, che, nel suo celebre libro “On the Road “(1957), dichiara : “dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati…non so perché ma dobbiamo andare”.
Quando oggi decidiamo di partire per Santiago di Compostela, tutti ritengono di sapere qual è la motivazione di tale viaggio: una forte ispirazione spirituale e religiosa che motiva la ricerca di appartenenza ad una civilizzazione comune, quella cristiana. Invece c’è di più, molto di più per cui vale la pena “andare e non fermarci finché non siamo arrivati “.

I pellegrinaggi cristiani nacquero attraverso il culto dei martiri fin dal V° secolo d.C e furono ispirati da una volontà di evangelizzazione dei popoli europei da parte della Chiesa cattolica, il cui centro di gravità si trovava a Roma. Tra il VII e l’VIII secolo d.C , in Spagna il regno cristiano delle Asturie aveva resistito all’invasione mussulmana (711 d.C) e per consolidare la sua legittimità si era servito della scoperta, fatta dalla chiesa cattolica asturiana, della tomba dell’apostolo Giacomo, in un luogo denominato Compostella, all’estremità occidentale dell’attuale Galizia.

Nell’899 una piccola chiesa fu costruita in questo luogo “estremo”, divenendo un santuario simbolico della cristianità ma anche un “mito” per pellegrini (se fosse vissuto a quel tempo, Kerouac li avrebbe definiti “esuli”) in marcia verso l’ignoto, dal momento che Compostela si trovava alle soglie del Mondo allora conosciuto. “Non plus ultra” era il monito che terrorizzava tutti coloro che arrivavano ad affacciarsi sull’oceano Atlantico, fino a che Colombo non decise di ignorarlo, salpando con tre navi verso l’Ignoto (1492).

Le vie percorse dai pellegrini verso Compostela , a partire da quel periodo, hanno costruito una “rete di evangelizzazione cristiana” in ogni parte di Europa e hanno creato un sistema di villaggi, di monasteri, di santuari, di chiese, di luoghi di accoglienza, di riposo e di cura per la moltitudine di persone che hanno attraversato per secoli gli stessi sentieri e le stesse vie di comunicazione . Queste vie hanno creato identità storiche nelle comunità da esse attraversate, hanno creato valori religiosi comuni ma anche, in largo anticipo con i tempi di oggi, un senso di appartenenza culturale e sociale ad una dimensione sovranazionale che teneva insieme i luoghi attraversati dai pellegrini con i luoghi da cui essi provenivano.

Così da Canterbury, i pellegrini inglesi, attraversando il canale della Manica, arrivavano in Bretagna e proseguivano per Bayonne o Bordeaux; oppure vi era chi arrivando dai paesi del Nord Europa proseguiva per Parigi e Tours oppure per Vezelay, Digione e Le Puy, superando i Pirenei attraverso il Passo di Roncisvalle, dove l’armata guidata da Carlo Magno nel 778, di rientro da una spedizione contro gli Arabi, cadde in un’imboscata e fu annientata da popolazioni basche che volevano vendicarsi del sacco di Pamplona. In tale cruenta battaglia trovò la morte il paladino Orlando, celebrato nella Chanson di Roland che fa parte della “Legenda Aurea “, composta dal frate domenicano Jacques de Voragine, tra il 1261 e il 1266, che ebbe un’influenza determinante sull’arte francese e sulla predicazione evangelica.

Chi invece proveniva dal Sud di Europa, in particolare dai paesi dell’area balcanica, attraversava le Alpi orientali e proseguiva lungo la pianura padana fino a Fidenza ; chi seguiva la via Francigena , provenendo da Roma o da Gerusalemme, arrivava a Lucca attraverso la via Francigena e superava le Alpi Occidentali risalendo il Gran San Bernardo o la Val di Susa attraverso il Moncenisio. Tutte queste vie secondarie si riunificavano nei pressi di Arles e i pellegrini proseguivano il loro cammino, attraverso la Camargue e la Provenza,da Montpellier ad Avignone, percorrendo successivamente la via Tolosana che superava i Pirenei attraverso l’incantevole Colle di Somport.

I Pirenei navarresi ed i Pirenei Aragonesi erano l’impegnativo confine da superare per tutti i pellegrini , da qualsiasi parte essi provenissero per via terrestre e misuravano ciò che ancora oggi è considerata la principale alchimia del viaggio: misurare sé stessi con le dimensioni dello spazio, con le difficoltà climatiche ( assai variabili in estate, rigidissime d’inverno) e con un’ascesa prolungata e impervia che metteva a dura prova la determinazione di ciascun pellegrino a proseguire il viaggio in terra di Spagna, verso la lontana meta di Santiago di Compostela.

Oggi, molti viaggiatori scelgono il meno impegnativo percorso che da Lourdes porta a Jaca attraverso il tunnel scavato in prossimità del monte Perdido, un’altissima montagna ( oltre 3000 metri) densamente colonizzata da immense foreste di faggi le cui radici si insinuano tra gli enormi massi di granito da cui è prevalentemente costituito il massiccio centrale dei Pirenei.
Oggi, queste splendide faggete, che ricoprono la montagna come un tappeto ,fanno parte del più antico Parco naturale di Spagna , il Parco dell’Ordesa, visitato ogni anno da milioni di turisti e pellegrini.

Quale doveva essere la percezione di quel paesaggio e di quell’ambiente ostile e impervio attraversato dalle moltitudini di pellegrini nel corso dei secoli? Oggi, i nostri paesaggi sono divenuti familiari e così naturali da farci credere che la loro bellezza ha un valore in sé stessi; in realtà, abbiamo dimenticato che l’Arte prodotta dagli uomini ed inserita nella natura, attraverso un’elaborazione costante nei secoli, ha trasformato quella percezione “pericolosa ed ostile”, quale probabilmente appariva l’ambiente montano dei Pirenei agli occhi di quegli esausti viandanti che li attraversavano.

Seguendo da Tolosa i sentieri e le vie che attraversano i Pirenei dalle sommità del monte Perdido o del colle di Somport, ci troviamo immersi in una costellazione di paesaggi che appartengono alla cultura comune dei popoli europei. Distese di grano e di cereali, prati pascoli, vigne basse a perdita d’occhio, foreste, laghi, fiumi e torrenti impetuosi, cascate e borri pericolosi, colline a altopiani (sierre), basse e alte montagne, rappresentano un eccezionale mosaico di paesaggi a noi noti che ci permettono di apprezzare al tempo stesso la “bellezza” delle diversità cromatiche e paesaggistiche degli ambienti attraversati ma anche di cogliere in tale costellazione il senso di appartenenza a medesime radici di luoghi europei e a un retaggio culturale comune.

Dunque, questo viaggio verso Santiago di Compostela può essere anche motivato dall’idea di scoprire, strada facendo, un insieme di sistemi sensoriali e percettivi e un patrimonio di prodotti culturali comuni, che stanno alla base della nostra identità attuale di Europa.

A questo proposito, l’illustre antropologo francese Claude Levy-Strauss ci dice, in modo apparentemente oscuro, nella sua opera “ Il cotto e il crudo “ che “…i miti si pensano da soli”. Ovvero, la struttura dei miti non è frutto della mente e della fantasia dell’individuo, bensì i miti hanno una struttura propria, funzionano per conto loro.
Senza l’opera di Shakespeare e quella di Cervantes, il retaggio culturale degli inglesi e degli spagnoli sarebbe privato di qualcosa di importante, poiché in tali opere sono contenuti valori e un sistema di idee che appartengono all’identità “particolare” dei cittadini inglesi e spagnoli, ma tali miti sono divenuti ,attraverso l’elaborazione nel tempo dell’Arte, retaggio culturale comune di tutti i popoli europei.

Il paesaggio europeo (inteso come sistema complesso formato dall’azione di elaborazione e trasformazione degli ambienti naturali da parte dell’Arte (beni culturali e storici ) e della Cultura ( beni ambientali e materiali ) nel corso dei secoli, rappresenta oggi una delle più importanti testimonianze del comune retaggio culturale che unisce i diversi popoli dell’Europa del Nord, del Centro e del Sud.

Vale dunque la pena di oltrepassare i Pirenei per rintracciare, lungo il cammino verso Santiago di Compostela, le tracce visibili delle radici antiche dell’identità europea . “…Il Medioevo non è sfumato del tutto, è ancora attuale, moderno, contemporaneo, nostro”, ci suggerisce un antropologo spagnolo, Josè Jauregui, e per convincerci di questa stupefacente affermazione ci invita a raggiungere l’incantevole Plaza del Obradoiro, dove è situata la cattedrale di San Tiago, profumata con l’incenso del “ botafumeiro”, e a ripensare, in quel luogo magico, i segni e le impronte osservati lungo il Cammino del nostro patrimonio culturale comune europeo.

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