[14/09/2007] Urbanistica

Sul Pit e sulla riforma urbanistica che verrà (forse)

LIVORNO. Le considerazioni di Moschini nell´articolo di ieri “Il dopo Pit lascia la stalla dei buoi ancora aperta” sono in gran parte condivisibili, ma non appare fuori luogo qualche considerazione ulteriore.
La prima è che se nascono i comitati è perché, parafrasando Bertinotti, c’è un vuoto e qualcuno lo riempie. Su modi, tempi e contenuti è possibile discutere, ma è indubbio che un vuoto di partecipazione esiste e che la semplice comunicazione istituzionale, la voce di chi governa insomma, non basta.

Se nascono questi conflitti significa anche che il processo di pianificazione è ancora troppo un campo per gli addetti ai lavori; d’altra parte ci sono errori clamorosi nella legislazione come la Via svolta su i progetti definitivi o esecutivi in luogo di “inchieste pubbliche” (come in Francia) su i progetti preliminari, sull’idea del progetto, sulla quale l’attivazione della rete di partecipazione popolare o specialistica spesso conduce a determinare palesi migliorie di impostazione del progetto e di soluzione dei problemi;

Forse non è sbagliata la riforma del titolo quinto della Costituzione, la cui forma legislativa si presta comunque a far confusione: è sbagliata la lettura che ne è stata data, in particolare l’interpretazione del principio di sussidiarietà, il non aver voluto allocare alla scala dovuta le scelte, cioè determinati livelli territoriali e di pianificazione. A meno che non si voglia sostenere che un comune o un gruppo di comuni, una provincia, possano autonomamente prevedere, nel sistema territoriale, paesaggistico ed ambientale della Toscana, la realizzazione di un nuovo aeroporto con pista lunga 4 Km oppure realizzare un porto commerciale;

La corresponsabilità di filiera si può realizzare solo se è chiaro chi fa cosa e chi porta la responsabilità di scelta, fermo restando che ogni livello di governo deve lealmente apportare il proprio contributo alla formazione della scelta, ma se un aeroporto è competenza regionale è li che si sceglie dove si fa o dove non si fa; altrimenti si da il via a lunghe trafile di mediazione, spesso solo politica e senza idonei supporti tecnici.

La cosa peggiore che infine si potrebbe fare, e su questo peraltro ci sarebbe da riflettere in termini di legittimità di molte leggi regionali, è mandare in pensione la legge 1150 del 1942 per fare spazio a pericolose derive come la proposta di legge “Lupi” naufragata nella precedente legislatura anche se apprezzata sia a destra che a sinistra, per sottoporre iniziativa ed interesse pubblico a quelli privati.

Se il Pit forse lascia la stalla dei buoi ancora aperta resta dunque una sola cosa da fare, non far venire meno presenze critiche, vigilanza, se del caso polemiche; possono contribuire a correggere errori o a non commetterne, dipende però dalla volontà e capacità politica ed amministrativa di ascoltare e dopo agire; possiamo sperare in qualche riforma politica in cantiere?

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