[13/09/2007] Energia

Ronchi: Clima senza energia? Il risultato è l´attacco infondato e strumentale dell´Enel

ROMA. La conferenza sul clima si chiuderà stasera lasciandosi dietro qualche proposta (speriamo) ma anche tante perplessità. A partire da quella legata al fatto che una conferenza sul clima dove non si parli di energia nasce già zoppa. E i fatti di questi giorni sembrano dimostrarlo, visto che le pagine dei giornali sono riempite da una parte dai catastrofismi (purtroppo più veri che presunti, ma pur sempre catastrofici) emersi nei vari interventi alla conferenza di Roma, dall’altra dallo spauracchio black out, abilmente suscitato nel popolo italiano dall’Enel proprio in concomitanza con la conferenza sul clima.

Edo Ronchi, ex ministero dell’ambiente, può forse aiutarci a capire perchè sia stata scelta questa impostazione per un evento che oltretutto è stato elaborato e pensato nei dettagli per mesi.
«C’è stato un lungo dibattito sulla questione e c’erano anche molti indirizzi parlamentari che andavano in questo senso, ma alla fine il ministro Alfonso pecoraro Scanio ha optato per questa soluzione di dedicare al conferenza nazionale soltanto al tema clima».

Lei personalmente come giudica questa impostazione?
«Può essere significativo sull’adattamento, ma in questo modo resta totalmente scoperto il programma di misure da adottare per la mitigazione degli impatti. Non si parla cioè di politiche, si lasciano nel limbo scelte che vanno fatte al più presto, ovvero: Quale politica per le rinnovabili? Come tradurre in fatti concreti i nuovi obiettivi europei? Quale dovrà essere la quota di carbone nel mix energetico? Cosa si intende fare sul fronte della cattura e sequestro co2.
Questi sono purtroppo problemi reali che facendo una conferenza soltanto sull’adattamento restano in sordina».

Non sarebbe stato più opportuno un impegno diretto dei ministeri “economici” ai quali per primi spetta il compito di riorientare le politiche energetiche?
«Assolutamente. Questa conferenza doveva essere organizzata insieme dai ministeri dell’ambiente e da quello dello Sviluppo economico. Insisto sul concetto di insieme e sullo stesso piano. Perché domani in Italia mancherà ancora un vero e proprio piano, come invece hanno fatto Germania e Regno Unito anticipando addirittura gli obiettivi europei. Quello che interessa oggi sapere è come l’Italia tradurrà questo obiettivo del 20-20-20 e come recupererà i ritardi accumulati in questi anni. Per questo è importante definire il mix energetico a medio termine».

A proposito di energia, che cosa ne pensa del rischio black out paventato da Enel?
«E’ l’inevitabile effetto dell’errore di cui parlavamo prima: non prospetti un mix energetico? Allora ti esponi a qualsiasi tipo di argomentazione energetica strumentale. Se tu cioè avessi affrontato subito in questa conferenza la questione presente e le prospettive energetiche, non avresti consentito questi attacchi, che comunque sono assolutamente infondati e strumentali perché i black out del passato erano frutto di errori nella distribuzione, errori che questo governo ha effettivamente corretto con buone politiche di prevenzione».

Però sul fronte della diversificazione energetica siamo ancora molto indietro. Che fine ha fatto la cabina di regia che doveva individuare i 3-4 rigassificatori da realizzare nel periodo di transizione verso un’Italia sempre più ad energie rinnovabili?
«Non lo so. Si è completamente persa. Io dico che questa cabina di regia deve al più presto dire quanti, chi e in quali tempi si realizzeranno questi rigassificatori. Non ho la pretese che l’approvvigionamento energetico italiano sia risolto in un anno e mezzo di governo, però ho la pretesa di sapere quali scelte vengono fatte».


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