[12/09/2007] Comunicati

Viglione (Apat): «Adattarsi ai cambiamenti climatici non significa arrendersi»

LIVORNO. «Adattarsi non significa arrendersi». Lo ha detto aprendo stamattina i lavori della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici alla Fao il Commissario straordinario dell’Apat, Giancarlo Viglione (Nella foto). I cambiamenti climatici – ha aggiunto - oltre ad essere un rischio, possono diventare «un’opportunità da cogliere con rapidità», specialmente per quanto riguarda l’adattamento. Nonostante si veda già qualche segnale positivo, ha continuato il Commissario, la Prima Conferenza nazionale sul clima, dovrà servire «per colmare il gap esistente tra l’Italia e altri Paesi, per quanto riguarda le politiche ambientali, creando gli elementi guida per una strategia di adattamento». Altrettanto importante è anche la «nascita di una consapevolezza nuova nei giovani», che l’Apat cerca di favorire attraverso una Conferenza Junior che, ha concluso Viglione, «ospiterà domani sempre alla Fao 100 giovani delle scuole superiori italiane, che con giochi di simulazione si renderanno conto dell’impatto del cambio di clima».

«Il cambiamento climatico non è una sorta di ‘impazzimento della natura’ – ha detto nel suo intervento il presidente della Camera Fausto Bertinotti - . la causa è nella politica di rapina e di dominio della natura che un lungo ciclo economico ha perpetuato». E che onestamente, viene da aggiungere alle parole del presidente, continua a perpetuare. Basti vedere qual è il modello di sviluppo perseguito da paesi quali Cina e India…

«La definizione che tutti noi usiamo di cambiamento del clima - ha proseguito - in realtà sembra essere del tutto inadeguata, poiché sembra di parlare di un fenomeno oggettivo o almeno storicamente determinato ma non da idea della gravità del fenomeno e dei rischi che comporta. Sono stati ricordati, in questa sede, fame, malattia, povertà, devastazione, rischi di catastrofe che sono connessi a questo appuntamento. La politica e le istituzioni sono chiamate ad una sfida difficile perché si tratta di un cambiamento profondo. Se il cambiamento climatico non è una sorta di ‘impazzimento della natura’, se esiste un elemento causale di questo fenomeno, questo è proprio nella politica di rapina e di dominio della natura che un lungo ciclo economico ha perpetrato. Oggi la sfida della politica è di cambiare il corso delle cose, una sfida difficile perché dobbiamo affrontare delle arretratezze culturali, che incontrano anche resistenze di interessi di chi non ha alcuna propensione al cambiamento. In questa Italia, e in questo Mediterraneo - ha concluso - ci sono le risorse anche di civiltà per poter intraprendere il cambiamento».

Anche Giammarco Palmieri, direttore di Sinistra Ecologista, commenta i lavori della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici: «I dati riportati oggi dal Ministro dell’Ambiente (la temperatura in Italia è aumentata più di quattro volte in più rispetto al resto del mondo, 1,4 gradi negli ultimi 50 anni, contro una media mondiale di 0,7 gradi) non fanno che rafforzare la preoccupazione per il futuro del nostro Paese e dell’intero pianeta. Per questo è necessario proseguire lungo la strada tracciata dal Governo Prodi, che nel primo anno di attività ha introdotto misure volte a favorire la riduzione dei consumi energetici, tra i principali responsabili delle emissioni inquinanti, l’efficienza energetica e la produzione di energie da fonti rinnovabili».

«Sinistra Ecologista – continua Giammarco Palmieri – ha sempre lavorato per far affermare una concezione dell’ambientalismo che sappia confrontarsi con i problemi, governarli e risolverli. Siamo convinti della necessità di ridurre la dipendenza dell’Italia dal petrolio e di ampliare la gamma di fornitori di combustibili meno inquinanti, come il gas naturale. Ma per far questo occorre realizzare infrastrutture, superando con il dialogo e il coinvolgimento delle comunità locali la cosiddetta sindrome Nimby, in particolare centrali eoliche e rigassificatori».

«Altro aspetto fondamentale – conclude il direttore di Se – è quello dei trasporti. Per ridurre con decisione le emissioni climalteranti è necessario puntare con forza sul trasporto su ferro e su quello via mare, con la realizzazione di poli logistici intermodali che consentano un più agevole spostamento delle merci».

«I parchi non salveranno il mondo - ha detto Matteo Fusilli, presidente della Federazione italiana dei parchi e delle riserve naturali intervenendo alla Conferenza - , ma senza i parchi il mondo difficilmente si può salvare. Il rapporto dell´Ipcc sul cambiamento climatico – ha aggiunto - mette in luce il valore fondamentale dei parchi e la necessità di un loro rafforzamento, di una ulteriore estensione ad aree cruciali e del collegamento con corridoi ecologici e altre connessioni fisiche». Una convinzione condivisa anche dal responsabile scientifico della Conferenza, Vincenzo Ferrara, e dallo stesso ministro dell´Ambiente, che, annunciando i temi della due giorni romana, ha sottolineato l´importanza del ruolo rivestito dalle aree protette.



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