[03/09/2007] Comunicati

Il “Richstan” che produce disuguaglianza e danni ambientali

LIVORNO. Uno studio della Asian Development Bank (Adb) mette in evidenza il vero e proprio baratro che si sta aprendo tra ricchi e poveri in molti paesi asiatici, soprattutto in Cina, dopo il frenetico sviluppo degli ultimi 10 anni. Ma il fenomeno tocca sempre più anche economie ricche come quella degli Usa dove le nuove tecnologie ed internet favoriscono mercati “fluidi” e speculativi, a tutto vantaggio di quelli che The Observer chiama “super-rich”.
Infatti, mentre i tassi di povertà in Asia sono in declino e quelli di disuguaglianza nella regione è più bassa di alcune zone dell´America latina e dell´Africa sub-sahariana, in 15 dei 21 paese esaminati dall’Adb si rileva un allargamento proporzionale nella disuguaglianza dei redditi della popolazione dall´inizio degli anni 90, soprattutto in Bangladesh, Cambogia, Cina, India, Laos, Nepal e Sri Lanka.

Solo in Indonesia, Mongolia, Malesia, Kazakistan, Armenia e Thailandia la disuguaglianza dei redditi è diventata minore nello stesso periodo, anche se nel frattempo la differenza reale “assoluta” di aumenti di reddito valutati in dollari è aumentata virtualmente dappertutto nel periodo 1990 2007.
Secondo Ifzal Ali, il principale economista dell’Adb. «Le disuguaglianze crescenti possono indebolire la coesione sociale» e la banca sottolinea come il dominante sviluppo economico urbano abbia generato elevati livelli di espansione delle città e una mancanza di investimenti stranieri nelle zone rurali. Se a questo si sommano le enormi differenze nel campo dell’istruzione tra città e campagne, si capisce come la situazione economica e sociale della popolazione urbana stia migliorando ad un tasso molto più veloce di quelle povere e rurali.

Nel frattempo anche nella più grande potenza politica ed economica del mondo, gli Stati Uniti d’America, è in aumento il numero ““severely poor”, gente che vive sotto il livello di povertà e che, secondo The Observer, ha un età media di 32 anni, quindi non il classico barbone anziano ed alcolizzato, ma gente nel fiore degli anni ed in età lavorativa. Negli Usa cresce però anche il numero dei miliardari che da solo 13 del 1985 sono oggi a più di mille, mentre nel 2005, i nuovi milionari erano 227 mila, molti dei quali diventati ricchi grazie a fondi di investimento e speculazioni finanziarie. La ricchezza di tutti i milionari Usa é calcolata in 30 trilioni, più dei prodotti interni lordi (Pil) di Brasile, Cina, Unione Europea, Giappone e Russia messe insieme.

Secondo Robert Frank, autore del libro Richstan, «in America, la nazione alla testa di quelle sviluppate, sta aumentando la disuguaglianza…. Che cosa ci dice questo rispetto a noi? Che cosa ci dice riguardo l’America?» e risponde che le grandi disparità di ricchezza sono state storicamente indicative di depressioni incombenti, come il panico di 1893 che negli Usa ha fatto seguito alla “Gilded Age” l’epoca frenetica dell’espansione delle ferrovie e dall´industrializzazione.

Per Asia ed America gli esperti suggeriscono di amministrare meglio gli investimenti pubblici per diminuire le e disuguaglianze. Negli Usa negli anni 50, circa 33% per cento del reddito federale veniva dalle imprese, ma nel 2003 questa percentuale era scesa ad appena il 7,4%.

La Asian Development Bank suggerisce che in Asia vengano spesi più soldi per istruzione, formazione e sanità e che i governi dovrebbero anche fare diminuire le differenze tra investimenti rurali ed urbani per far in modo che vi sia più disponibilità di lavoro, un rapporto forse non proprio da socialista ma che ritiene urgente una qualche correzione “socialdemocratica” e ambientalista ad uno sviluppo che sembra diventare sempre più veloce, ed iniquo.

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