[31/08/2007] Consumo

Bologna (Wwf): Tutti si occupano della torta, nessuno degli ingredienti!

LIVORNO. Mentre in Francia inizia a lavorare in questi giorni la commissione internazionale per la competitività istituita dal governo di Nicola Sarkozy, in Italia un’altra commissione sta lavorando da mesi per preparare ed elaborare i documenti su cui si svilupperà la conferenza sul clima in programma a settembre. Un appuntamento importante, su cui si concentra l’attenzione anche di molti ambientalisti storici, come Gianfranco Bologna, che è direttore scientifico e culturale del Wwf Italia. A lui abbiamo rubato alcuni minuti per chiedergli di aiutarci a leggere dal punto di vista ambientale questa commissione, che si prefigge di rimuovere gli ostacoli alla crescita economica della Francia.

«Penso che la crescita stia assumendo sempre di più un ruolo fideistico e totalizzante nonostante gli studi e le conoscenze acquisite in questi ultimi anni dalla comunità scientifica mondiale, che dimostrano che la crescita illimitata materiale e quantitativa è un nonsense per un pianeta finito. Detto in modo più concreto sappiamo tutti con certezza che è insostenibile pensare di estendere il livello di vita medio di un cittadino dell’area Ocse a 6,7 miliardi di persone che attualmente vivono su questa terra e che nel 2050 saranno probabilmente 9,2 miliardi».

Questo diventa anche un problema demografico quindi?
«Lo è sicuramente, la comunità scientifica internazione ha accettato la proposta del premio nobel Paul Crutzen , definendo questa nuova era geologica come antropocene. E non lo ha fatto perché improvvisamente tutti gli scienziati sono diventati i soliti “ambientalisti catastrofisti”, ma perché questa era, che è un battito di ciglia nella storia del pianeta, è straordinariamente caratterizzata da una singola specie, quella umana, che ha avuto lo stesso impatto delle grandi forze geologiche del passato: nell’ultimo numero di Science è stato calcolato che l’83% delle terre emerse è già stato trasformato fisicamente dall’uomo e a dirlo non sono i dati manipolabili dei governi, ma gli occhi inflessibili dei satelliti».

I governi di tutto il mondo però continuano ad accostare il concetto di crescita a quello di benessere.
«Purtroppo questa è l’assurdità. Pensiamo alla contaminazione invisibile di tutte le sostanze chimiche che abbiamo diffuso nella biosfera: anche qui la scienza ha dimostrato che non sono dannose solo per l’ecosistema, ma si accumulano in molti casi nelle catene alimentari e nei sistemi che governano il corpo umano. Non a caso all’ultima conferenza mondiale di Pechino, il tema era “Global change and human growe”, perché l’intero benessere umano dipende dallo stato di salute degli ecosistemi in cui viviamo. Ma poi ci sono anche i rapporti della banca mondiale, insomma, l’insostenibilità della crescita illimitata è appurata da tutti».

Eppure si lancia una commissione per eliminare i freni alla crescita e viene addirittura portata ad esempio come un modello da seguire.
«È clamoroso che la conoscenza scientifica che è così progredita rispetto a 30 anni fa, non susciti alcuna reazione politica. Oggi che tutte le ricerche, gli studi, le esperienze scientifiche e non le opinioni, sono immediatamente trovabili e scaricabili su internet, oggi che un qualsiasi politico con un qualsiasi portaborse potrebbe informarsi direttamente senza il media di un giornale, perché la comunità scientifica pubblica regolarmente agli estratti e le conclusioni delle sue scoperte, è sconcertante che si debba assistere a cose del genere».

Esiste anche una forte spinta negazionista.
«Sì, e il problema è che viene messa sullo stesso piano della comunità scientifica. C’ è una vera e propria industria professionale del negazionismo di cui gli Usa sono diventati maestri e che ora ci hanno lasciato 8 anni di inazione che hanno prodotto danni incalcolabili per il resto del paese. Qualcuno dice, ma tanto il nuovo presidente cambierà ogni cosa, intanto però gli 8 anni persi non li recupereremo più e si riducono gli spazi che ci dividono dai cosiddetti “effetti soglia”, sorpassati i quali è difficile tornare indietro. L’ambientalista non è ecocentrico, è anzi il più antropocentrico di tutti, perché è impegnato a salvaguardare quelle dinamiche naturali del clima che hanno consentito lo sviluppo delle socialità umane».

Perché destra e sinistra (qui con qualche debole differenza interna), cadute le ideologie hanno elevato la crescita proprio a nuova ideologia dove sembrano non esistere più confini tra l’una e l’altra parte, neppure sul terreno della qualità?
«Questo è il vero dramma. Noi abbiamo la torta delle risorse e sinistra e destra si occupano di distribuire queste risorse in modo diverso, storicamente cioè la sinistra cerca una maggiore equità nella spartizione della torta e la destra tende a premiare e a far mangiare di più chi è più bravo. Il problema è che né destra né sinistra si chiedono chi cucina la torta e di come saranno recuperati gli ingredienti per fare una nuova torta una volta finita la prima.
Questo è quello che si chiama appropriazione di produttività primaria netta, che è cioè l’energia raggiante che trasforma la materia organica che serve a tutti per vivere. Attualmente l’uomo si è già appropriato del 23% della produttività primaria netta, e la percentuale è ovviamente destinata ad aumentare nei prossimi anni con i trend di consumi che ci aspettano. Questo è uno stile di vita inconcepibile ed è impensabile che si possa arrivare al 50% di appropriazione umana. Dove sta il limite? quando ci si fermerà visto che stiamo già consumando in maniera superiore alle capacità rigenerative del pianeta? Ora siamo in fase di sorpasso e dopo il sorpasso c’è il collasso. E rimanendo in Italia è buffo che tra tutti i politici, gli opinionisti gli economisti, gli esperti, i consiglieri del principe, gli unici che ricordano questi dati sono due ottantenni, Sartori e Ruffolo. Di politici nemmeno l’ombra. E invece sarebbe bello se qualcuno un giorno mettesse in piedi una commissione che si occupasse di ricostruire un sistema economico sostenibile». (db)


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