[30/08/2007] Rifiuti

Lo stand by della gestione dei Raee e le (dubbie) iniziative di volontariato

LIVORNO. Esiste un ciclo virtuoso per telefonini e pc usati? Tra le tante (spesso piccole) iniziative sparse sul territorio, sta partendo ora anche la campagna “Donaphone” promossa dalla Caritas Ambrosiana che raccoglie i cellulari, li avvia al recupero e con il ricavato finanzia progetti solidali: il progetto copre la diocesi di Milano (4 milioni di persone), prevede la distribuzione dei contenitori in 150 parrocchie e in 10 IperCoop. La Caritas provvede poi, attraverso il "consorzio Farsi", a raccoglierli, suddividerli per tipologia e consegnarli alla ditta Primatech di Turate a Como che ripara quelli riparabili e recupera le parti ancora funzionanti (di solito i display). Dopo di che i cellulari riparati e le parti recuperate passano nelle mani della Corporate mobile recycling, multinazionale londinese che da anni si occupa di rivendere i cellulari e le parti recuperate nei mercati dell’Est Europa e del Sud del mondo. Dall’operazione Caritas conta di ottenere 10mila euro nei primi due mesi (circa 1 euro a cellulare) coi quali finanzierà una casa per donne con bambini in difficoltà.

Altra iniziativa quella del Banco informatico, che regala computer usati e dismessi da altri enti e ad associazioni in varie parti del mondo. Dal 2003 sono 4.500 i computer finiti sulle scrivanie di enti non profit italiani e stranieri a corto di mezzi. In realtà questa operazione appare molto limitata sia per l´obsolescenza dell´hardware, sia per la velocità degli sviluppi del software. Per questi motivi altre iniziative del genere non hanno avuto successo e oggi la gran parte del recupero si concentra sui singoli materiali.

Anche perché il mercato mondiale dell’intera elettronica di consumo (telefoni, informatica e Tv) mantiene ritmi di crescita molto forti con un + 9,4%. Sul totale dei venduti (575 miliardi di dollari circa) l’Asia sale dal 32 al 33% contro il 38% delle Americhe e il 29% dell’Europa. Ed in Italia le tv con i cellulari e l’informatica superano il 60% contro il 53% di due anni fa.

Nelle marea di offerte di telefoni e televisori - tutti molto simili tra loro e i cui prezzi continuano a scendere - emergono oggi i prodotti di lusso, del designer, dei mega schermi al plasma e quelli “da arredamento" che illuminano con luci e colori l’ambiente in base al tipo di trasmissione. In tutto questo, però, l’unica cosa che non cambia è l’aumento dei consumi cercato e invogliato da un sistema economico tutto incentrato sulla crescita del Pil .

E se i mercati sono ormai saturi di prodotti elettronici le imprese qualcosa di nuovo si devono inventare per tenere alti i tenori dei loro bilanci. Quindi prodotti sempre più complessi e lussuosi, ma soprattutto sempre meno durevoli: il consumatore, quindi, compra piuttosto che riparare, butta via quello che diventa inutilizzabile con il conseguente aumento del cumulo di rifiuti delle apparecchiature elettriche e elettroniche.

Nonostante le buone pratiche singole quindi, il problema della corretta gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche rimane: contengono sostanze inquinanti che se non trattate adeguatamente comportano la possibilità di danni ambientali e alla salute quindi non possono essere gettati in qualsiasi cassonetto.

Il tutto in un contesto normativo a dir poco complicato e ingarbugliato. I Raee ossia i rifiuti elettrici ed elettronici sono disciplinati nel Decreto legislativo 151/2006 di recepimento delle direttiva europea 2002/95/ce,2002/96/Ce e 2003/108/Ce. Il decreto ha introdotto sul piano nazionale nuove regole che impongono: l’obbligo, per i produttori di nuovi beni, di non utilizzare determinate sostanze pericolose nella fabbricazione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) e un peculiare sistema di gestione dei Raee, basato su raccolta differenziata, trattamento e recupero ad hoc con oneri economici posti a carico dei produttori e distributori delle apparecchiaturenuove.

La disciplina sulla gestione dei Raee prevede, però, l’elaborazione dei decreti attuativi. In primis il termine è stato fissato per il 31 dicembre del 2006. A seguito di proroga il termine è stato posticipato al 30 giugno 2007. Dunque dal 1 luglio 2007 la gestione dei Raee avrebbe dovuto avere le proprie regole. Ma poi il termine è stato ulteriormente spostato dal Decreto legge 2 luglio 2007 n. 81. Quindi entro e non oltre il 31 dicembre 2007 dovranno essere elaborate le regole e la disciplina sui registri e sul comitato di vigilanza e controllo.
Senza linee uniche e chiare, senza decreti attuativi la questione della gestione dei Raee è dunque in “stand-by” in attesa di ulteriori novità legislative.

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