[30/08/2007] Parchi

Italia Nostra: «Fermare la caccia vicino alle aree incendiate»

ROMA. Mentre il presidente del Consiglio Romano Prodi si appresta a affidare ai prefetti quel censimento delle aree percorse dal fuoco che troppi comuni non hanno fatto, Italia Nostra sottolinea che «questo risultato si deve anche alle sollecitazioni venute da Italia Nostra e dal mondo ambientalista, che hanno evidenziato gravi omissioni e inadempienze nella tutela ambientale e nel contenimento delle attività speculative, oltre che nella specifica attività di prevenzione, da parte delle amministrazioni locali, soprattutto nel sud del Paese».

Dopo l’appello di altre sette associazioni ambientaliste, anche Italia Nostra chiede al governo ed alle regioni di fare di pioù per salvaguardare la fauna selvatica che gli incendi hanno decimato e reso più vulnerabile: «il divieto della caccia nelle zone percorse dal fuoco, previsto nella legge quadro in materia di incendi boschivi, è misura insufficiente e, come propone il ministro Pecoraro Scanio, va necessariamente esteso agli ampi territori circostanti, rifugio della selvaggina superstite. Nella imminenza della apertura della caccia, la proposta del ministro deve essere urgentemente tradotta in provvedimento vincolante per le regioni, tenute a far osservare rigorosamente il divieto della caccia non solo nelle zone interessate dagli incendi ma pure nei più ampi territori circostanti, appositamente delimitati».

Per la Lipu «le leggi contro gli incendiari ci sono, ma sin qui non hanno sortito alcun effetto» e ricorda che gli incendi sono i puniti duramente con l’art. 423 bis del Codice Penale (da 4 a 10 anni di reclusione) e che previene con la legge quadro 353 del 2000.

«Dunque gli strumenti legislativi ci sono – spiega Claudio Celada, direttore conservazione natura della Lipu ma occorre applicarli in modo inflessibile così da scoraggiare chi intende macchiarsi di questi crimini contro la natura e l’uomo. "Crediamo che questa battaglia si possa vincere sia con l’utilizzo delle nuove tecnologie ma soprattutto con la volontà politica di sconfiggere un reato, quello degli incendi dolosi, di gravità inaudita e che, considerati nel quadro della siccità e dei cambiamenti climatici in atto, rischia di causare danni irreversibili agli ecosistemi».

Celada annuncia anche il prossimo passo che farà la sua associazione: l’invio di una lettera alle principali istituzioni del Paese, per chiedere al Parlamento «di concedere un iter privilegiato e rapidissimo al disegno di legge sugli ecoreati, anzi integrandolo e rafforzando ulteriormente l’aspetto sanzionatorio. Ma occorre anche un atto di alta levatura istituzionale - prosegue il direttore della Lipu – ossia porre finalmente la tutela dell’ambiente e della natura tra i fondamenti della Repubblica. Chiediamo dunque di far ripartire l’iniziativa di legge che mira all’inserimento della tutela della natura nell’art. 9 della Costituzione».

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