[29/08/2007] Rifiuti

Ancora sui rifiuti di Bagnoli a Piombino

PIOMBINO. Sapevamo già che la follia dell’era produttiva del petrolio e dell’acciaio faceva male al pianeta e alla vita di ognuno di noi, ma la svolta di Genova, con la conferenza nazionale dei Verdi “Economia è Ecologia”, segna per noi Verdi un ulteriore passaggio verso la consapevolezza di essere in grado di affrontare i processi generali della società e dell’economia e che abbiamo il diritto e il dovere di farlo, non più da forza marginale ed elitaria, ma da forza centrale della politica.
Ecco perché pensiamo che sia necessario, oggi più che mai, non censurare a priori la possibilità di progettare un futuro diverso per il nostro territorio guardando oltre le attività industriali tradizionali. Investire sull’economia portuale, sulle autostrade del mare, sull’insediamento di aziende innovative, sulle tecnologie pulite e sul risparmio di risorse e di territorio è la base coerente e concreta per aprire il territorio ad una economia diversificata e basata sulla qualità.

I finanziamenti e i punti qualificanti dell’Accordo Piombino-Bagnoli, determinano le condizioni per la bonifica marino costiera, lo sviluppo del porto commerciale e delle infrastrutture necessarie (banchine, 398 e intermodalità ferroviaria) in tempi molto più rapidi del previsto. Tutto ciò anche con il conferimento dei materiali provenienti da Bagnoli, idonei secondo la legge per essere utilizzati nelle vasche di colmata.
Inoltre, proprio grazie alla previsione della realizzazione della 398 in tempi rapidi, oggi si può concretamente pensare ad un eventuale distretto nautico, ampliando l’area diportistica delle Terre Rosse fino alla Chiusa, salvaguardando, come noi Verdi abbiamo sempre richiesto, le aree ancora vergini di Bocca di Cornia e della spiaggia Pontedoro/Quagliodromo, caratterizzate da presenze naturalistiche di rilievo e simbolo di appartenenza per gli abitanti della Val di Cornia.

Non possiamo più continuare a dipendere economicamente in maniera quasi esclusiva dalla grande industria, né continuare a non conoscere cosa preveda il nuovo piano industriale Lucchini, dove saranno localizzati i futuri impianti e quando e come saranno avviate le bonifiche dell’area industriale. In questo senso l’Accordo, pur non includendo le bonifiche a terra delle grandi aziende, può fare da catalizzatore per l’avvio anche di queste.

Fin’ora come alternativa si è puntato prevalentemente sul turismo balneare mordi e fuggi, quello delle seconde case e dei villaggi che aumentano il consumo di suolo, paesaggio, acqua, energia. Invece noi crediamo che una crescita di qualità si possa ottenere anche creando nuove opportunità per l’insediamento di aziende tecnologicamente avanzate ed ecocompatibili, che possano garantire occupazione qualificata giovanile e femminile.
Centrale rimane per noi la salvaguardia della integrità delle aree sensibili come Baratti, il Promontorio e la sua costa, la valorizzazione delle aree naturali e delle emergenze storico culturali, che possono costituire ulteriore fonte di occupazione ed una valida alternativa economica ad un turismo solo stagionale e dequalificato.

Per questo i Verdi ritengono che l’Accordo, prevedendo per Piombino strumenti rapidi e certi per la bonifica e lo sviluppo del porto, sotto la egida di quattro ministeri e della presidenza del Consiglio dei Ministri, sia una occasione da non perdere, ma da governare e controllare. Da subito e per primi noi Verdi ci siamo impegnati nel chiedere al Ministero, ed ottenere, l’esclusione dei materiali pericolosi e la clausola di precauzione e reversibilita’ per respingere i materiali che dovessero essere non conformi, il controllo anche attraverso il Noe per scongiurare reati ambientali ed infiltrazioni malavitose, l’Osservatorio provinciale come luogo di monitoraggio, controllo e partecipazione. Tutto ciò al fine di ottenere le massime garanzie per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza dei lavoratori.
Continueremo a lavorare in questa direzione con la consapevolezza di dover affrontare sul territorio forti interessi economici consolidati e la diffidenza, dopo decenni di monocultura industriale, verso situazioni dinamiche di riconversione ecologica dell’economia. Esempi pratici di riconversione ecologica delle aree industriali sono osservabili in Europa ed in Italia e ben visibili sono i risultati ottenuti nell’ambito economico e sociale dalle comunità che hanno avuto la lungimiranza di attivarsi per tempo. Oggi è la volta della nostra città.

*del coordinamento Verdi val di Cornia

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