[29/08/2007] Parchi

La regione Marche vuole scavare nei parchi, ma sarà dura

LIVORNO. La giunta regionale delle Marche ha dato il via libera ad una modifica della legge regionale sulle attività estrattive, che consentirebbe di estrarre argille e sabbie anche nelle aree promettente. Una manna per le 12° attività estrattive marchigiane che si sentivano ingabbiate da un Piano regionale delle attività estrattive per 5 milioni di metri cubi all’anno di materiale, difficilmente attuabile a causa dei troppi vincoli ambientali, ma una decisione che fa gridare allo scandalo le associazioni ambientaliste.

La decisione della giunta non dovrebbe avere ripercussioni sul parco nazionale dei Monti sibillini, l’unico presente che le Marche condividono con l’Umbria e sulle riserve dello Stato, visto che l’articolo 11 della legge quadro 394/91 sulle aree protette vieta esplicitamente «b) l´apertura e l´esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonché l´asportazione di minerali», diverso, ma non così semplice potrebbe essere il discorso per i parchi regionali delle Marche.

Secondo il Wwf ad essere più in pericolo a causa delle richieste di nuove attività estrattive sarebbero le acque dei parchi della Gola rossa e di Frasassi che dissetano 38 comuni e 300 mila abitanti in provincia di Ancona, anche se la Multiservizi Spa che gestisce il servizio idrico dice che l’escavazioni non interferirebbero con le falde. Resta la stranezza di una regione che istituisce dei parchi e delle aree protette per difendere habitat e valori ambientali e paesaggistici e poi cerca di consentire nelle stesse aree un’attività come quella mineraria e di cava che presuppone comunque un prelievo ed una distruzione di quelle stesse risorse.

Ma l’allarme degli ambientalisti sembra, per ora, soprattutto a carattere preventivo, dato che non esiste ancora nessun progetto realmente presentato e che la stessa legge regionale sui parchi prevede che ogni cava e miniera debba essere compresa (e poi autorizzata) negli strumenti di pianificazione territoriale delle aree protette prima di poter essere approvate da un’eventuale conferenza dei servizi.

Bisognerà poi capire se quelle aree sono comprese in Sic o Zps che ricadono sotto i vincoli delle direttive europee habitat ed uccelli, cosa che renderebbe ancora più difficile scavare. Poi c’è la Valutazione di impatto ambientale che, a naso, appare molto problematica. Insomma, vista anche la lentezza da lumaca con cui si approvano e modificano di solito i piani dei parchi, di questa questione se ne parlerà probabilmente ancora molto a lungo.

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