[29/08/2007] Energia

Sorgenti: E´ banale e ingeneroso demonizzare il carbone

ROMA. I diversi e numerosi commenti sui temi energetici ed ambientali, giornalmente propostici dai mezzi di comunicazione di massa (TV, radio e giornali), stimolano ad un´opportuna riflessione. Cogliamo quindi l´occasione per esprimere il nostro pensiero, affrontando l´argomento in maniera un pò più pragmatica e razionale.

Le cronache dei mesi precedenti ci hanno fatto scoprire che il metano: quel "magico" combustibile fossile, inodore ed incolore, leggero e silenzioso, non è forse la panacea che tutto risolve e tutti accontenta.

Chi non ricorda la pubblicità - costosa ma induttiva - che ci ha subissati per lungo tempo con un assioma: "il metano ti dà una mano" (....vien da domandarsi, a fare cosa ?).

Il cittadino comune non ne sa nulla o quasi, perchè nessuno glielo ha mai spiegato e non sa quindi che cosa debba fare per rimediare, una volta che si fosse posto l´interrogativo.

Esaminando in maniera oggettiva la situazione e le caratteristiche delle fonti più note e comuni (metano, nucleare, idroelettrico e petrolio), si trova per ciascuna di queste un limite ed un punto debole che dovrebbe però farci seriamente riflettere. Se ne facessimo quindi un´analisi chiara ed obiettiva, questo ci potrebbe portare ad una soluzione.

Quante volte abbiamo sentito esprimere, dai vari interlocutori che si dilettano di immaginare uno scenario energetico possibile, banalità del tipo: " il carbone... quale demonio! ".

Tale induttiva ma superficiale conclusione è forse comprensibile e giustificata quando espressa da non specialisti del settore, ma certamente risulta di scarsa credibilità quando formulata da chi conosce il Mondo e forse anche la diversa cultura e razionaltà che ha ispirato ed ancora ispira le scelte dei Paesi più industrializzati e sviluppati del Pianeta.

Nel nostro Paese questa sciocchezza è divenuta ormai un "luogo comune", tanto banale quanto ingeneroso nei confronti del combustibile largamente più utilizzato nel Mondo e nei Paesi più avanzati (es. Usa, Germania, Giappone, Spagna, U.K., Danimarca, Olanda, Australia, ecc. ecc.) per produrre elettricità, dimenticando che le tecnologie di combustione e l´efficacia degli impianti di produzione hanno fatto progressi fondamentali.

Affrontando questo argomento, è altresì inevitabile accennare al "Protocollo di Kyoto", sul quale è utile ricordare che lo stesso fù varato con l´adesione del Governo italiano nel 1997, mentre nel 1998 si ebbe l´accettazione di una iniqua ripartizione delle quote di riduzione delle emissioni dei cosiddetti: "gas serra", che ha pesantemente penalizzato l´Italia, nonostante il nostro Paese avesse (e tuttora detiene) il migliore indice di "intensità energetica" nella UE.

Invariabilmente molti dei commentatori mediatici sembrano auspicare una reazione da parte dell´opinione pubblica, quando concludono: "....siamo al cospetto di urgentissimi problemi di vera e propria sopravvivenza" !

Da quanto descritto emerge solare una constatazione induttiva, vale a dire che di un argomento così serio e fondamentale per l´economia ed il benessere di un Paese moderno e civile dovrebbero finalmente occuparsene gli esperti del settore, di cui peraltro abbondiamo nel nostro bel Paese.

Se invece non ci fidiamo neppure degli esperti, una soluzione semplice ed efficace, per un Paese che abbonda di parole ma deficita di risorse naturali, sarebbe quella di osservare la media risultante dal "mix delle fonti energetiche" dei 27 Paesi UE, che già sconta degli errori e delle eccellenze di molti Paesi più razionali del nostro e che nel 2005 era composta da: 33% carbone, 31% nucleare, 18% gas, 5% petrolio, 13% altre fonti tra cui le rinnovabili !

* Rinaldo Sorgenti è vicepresidente Assocarboni

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