[27/08/2007] Consumo

Ong cinese pubblica la lista delle 90 multinazionali più inquinanti

LIVORNO. Mentre la guerra commerciale tra Cina e Usa esplode con il blocco dei prodotti cinesi considerati pericolosi alla frontiera - e si estende anche ai sempre più preoccupati mercati europei che vedono arrivare giocattoli al piombo, tessuti nocivi e dentifrici pericolosi - , l’Istituto per gli affari pubblici e ambientali, Organizzazione non governativa con sede a Pechino, pubblica una lista di 90 multinazionali operanti in Cina accusate di essere inquinatrici industriali.

Tra queste figurano colossi economici mondiali come Pepsi, 3M, Nescafé, Yamaha e Samsung, ma anche le catene di ristorazione Pizza Hut e Kfc Fc, diventate molto popolari tra i consumatori cinesi dopo il boom economico di questi ultimi anni. La metà delle multinazionali inquinanti hanno sede a Shanghai, il più grande centro finanziario ed industriale della Cina, le sono sparse in 18 province e municipalità del più popoloso Paese del mondo.

Secondo quanto dice l’associazione cinese, e che l’agenzia di stampa Xinuha rilancia con grande rilievo, alcune tra queste multinazionali sono diventate i principali inquinatori delle città che le ospitano, la birreria Carlsberg è stata addirittura fermata dal governo municipale di Tianshui, nella la provincia di nord-ovest del Gansu, a causa dell’inquinamento dei fiumi locali.

Secondo Ma Jun (Nella foto), direttore dell’Istituto per gli affari pubblici e ambientali, «molte tra queste hanno standard ambientali molto alti e stretti nei loro Paesi, ma hanno abbassato questi standard in occasione dell’installazione in Cina dei loro marchi o joint- ventures» ed ha chiesto alle company inquinanti «di rispettare i loro impegni sulla protezione dell’ambiente e di ubbidire alle leggi ed ai regolamenti cinesi».

La guerra mondiale per il controllo dei segmenti di mercato a basso prezzo sembra iniziata davvero e senza esclusione di colpi, soprattutto se una dittatura come quella cinese da il “permesso” ad una Ong (poche, controllatissime ed ingessate nell’ex celeste impero) di attaccare clamorosamente grandissime imprese che, fino a pochi giorni, fa erano corteggiate, incoraggiate ad aprire fabbriche, a bassissimo costo sociale e ad alto costo ambientale, e perdonate di tutto purché sbarcassero in Cina.

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