[27/08/2007] Parchi

Aree protette: Aidap ribadisce l’importanza degli Enti di gestione

LIVORNO. Prima i 2.300 aspiranti direttori dei parchi regionali campani (oltre 2.000 domande di ammissione al concorso per 11 posti a disposizione) attesi da oltre un decennio, poi la decisione del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraio Scanio di firmare i provvedimenti che affidano la gestione temporanea di alcune Aree marine protette siciliane all’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici).

Queste le due iniziative che hanno movimentato l’estate 2007 dei Parchi italiani e di Aidap (Associazione Italiana Direttori Aree Protette) che, nel ribadire l’importanza del ruolo degli enti di gestione dei parchi, sottolinea la propria contrarietà all’affidamento, seppure in via straordinaria e temporanea, delle Aree marine protette siciliane di Ustica, Isole Egadi, Capo Gallo e Isola delle Femmine all’Apat, Agenzia facente capo alla direzione Protezione natura del ministero dell’Ambiente.

Riguardo a tale provvedimento, Aidap esprime piena condivisione rispetto alla posizione assunta da Federparchi che interpreta l’affidamento all’Apat come una “forzatura inaccettabile che tradisce lo spirito della normativa sulla gestione delle Aree marine protette e mortifica il ruolo degli Enti territoriali di gestione”.

Tra i compiti istituzionali dell’Apat non è infatti previsto il ruolo di “soggetto gestore” dei parchi, ma bensì il supporto alle attività del ministero dell’Ambiente nell’elaborazione delle linee guida e nella formulazione di strategie nei vari settori ambientali. L’Apat è, dunque, una struttura centralizzata, senza capacità operativa in ambito locale, caratteristica invece essenziale di ogni Ente gestore di un’Area protetta.

Oltre a ribadire l’importanza degli enti di gestione dei parchi nella vicenda delle Aree marine protette siciliane, Aidap ha espresso il proprio plauso per l’avvio delle procedure concorsuali destinate alla selezione dei Direttori delle Aree protette della Regione Campania, procedure atte a colmare un vuoto dirigenziale esistente da tempo nella gestione delle Aree protette. Ciononostante, Aidap ha espresso la propria costernazione di fronte alle lungaggini incontrate per avviare le procedure necessarie a nominare organi essenziali nelle strutture tecniche delle Aree protette.

Aidap, consapevole del fatto che tutti i 2.300 aspiranti direttori delle Aree protette campane, nel richiedere di partecipare alle procedure concorsuali, vantino un’ineccepibile curriculum professionale ha auspicato che le modalità selettive riconoscano le effettive esperienze e capacità tecnico professionali, data anche la chiara separazione che oggi dovrebbe contraddistinguere le funzioni direttive e dirigenziali da quelle amministrative e politiche.

Quale presidente di Aidap ritengo nel contempo di segnalare che il caso campano solleva la questione della confusione presente a scala nazionale relativa all’inquadramento dei direttori di aree protette,che sono in alcuni casi riconosciuti in ruolo dirigenziale ed in altri, come in quello campano o in altri casi come la Lombardia o l’Emilia Romagna in ruoli funzionariali). Un problema da affrontare al più presto.

*Presidente Aidap

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