[24/08/2007] Consumo

Oms: la globalizzazione favorisce le malattie (e i rimedi)

ROMA. Secondo il rapporto annuale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che quest’anno si intitola “Un avvenire più sicuro”, è accertato che la globalizzazione e gli scambi internazionali favoriscono «la propagazione rapida di malattie, ma è anche la cooperazione internazionale che permetterà di combatterle e prevenirle».

Secondo l’Oms «mai durante la storia della sicurezza sanitaria mondiale si è tanto dipesi dalla cooperazione internazionale e dalla volontà di tutti i Paesi d´agire efficacemente per combattere le minacce nuove ed emergenti». I rapporto Oms informa che 39 agenti patogeni sono stati identificati dopo il 1967, tra i quali Aids, virus delle febbri emorragiche Ebola et Marbourg e la Sars, l’influenza aviaria. Vecchie minacce, come le febbri pandemiche, la malaria o la tubercolosi, restano preoccupanti a causa delle mutazioni, della crescente resistenza agli antibiotici e della debolezza del sistema sanitario in molti Paesi, tra i quali non c’è l’Italia la cui sanità pubblica è valutata nel rapporto come una delle migliori e più eque del mondo, superando di gran lunga quella di potenze economiche come gli Usa e di paesi europei che riteniamo più “civili” ed avanzati.

Una delle cause principali della diffusione di malattie é la grande mobilità di intere popolazioni: ogni anno le compagnie aeree trasportano più di due miliardi di passeggeri, permettendo ai portatori di malattie di passarle da un Paese all’altro in pochissimo tempo. Le conseguenze sanitarie ed economiche sono enormi: si stima che la Sars sia costata ai Paesi asiatici 60 miliardi in spese sanitarie e perdita di attività.

Di fronte a questa vulnerabilità globale, per Margaret Chan, direttrice generale dell´Oms, «la sicurezza sanitaria internazionale è sia un’aspirazione collettiva che una mutua responsabilità. Diplomazia, cooperazione, trasparenza e preparazione sono le nuove parole d’ordine».
Il rapporto termina con sei raccomandazioni per raggiungere il livello più elevato possibile di sicurezza nella sanità pubblica: l´applicazione integrale del regolamento sanitario internazionale in tutti i Paesi; la cooperazione a livello mondiale per la sorveglianza, l´allerta e l´azione in caso di epidemie; il libero accesso a conoscenze, tecnologie e materiali diversi, compresi i virus ed altri campioni biologici, necessari per garantire una sicurezza sanitaria ottimale a livello mondiale; la responsabilità mondiale di rafforzare le capacità delle infrastrutture medico-sanitarie di tutti i Paesi; la collaborazione intersettoriale tra i governi; l´aumento di risorse a livello mondiale e nazionale per la formazione, la sorveglianza, lo sviluppo di metodi di laboratorio, le reti di intervento come le campagne di prevenzione.

Nel rapporto si trova anche una storia degli sforzi fatti per fermare malattie infettive come la peste, il colera e il vaiolo, e si descrive l’evoluzione delle attività di sorveglianza in caso di epidemia, come il Goarn, il sistema di allerta e di intervento in caso di incidente chimico che colpisca l’ambiente e l´iniziativa mondiale per eradicare la poliomielite, che contribuisce alla sorveglianza di altre numerose malattie a prevenzione vaccinale.

Secondo il rapporto, i fattori umani maggiormente responsabili dell’insorgere di malattie sono: investimenti insufficienti nella sanità pubblica; cambiamenti politici inattesi, come l’interruzione delle vaccinazioni contro la poliomielite in Nigeria; guerre che costringono le popolazioni a vivere in condizioni di promiscuità, mancanza di igiene e povertà che accrescono i rischi di pandemie; l´evoluzione dei microrganismi e la loro resistenza agli antibiotici; le minacce per l’allevamento e la trasformazione delle derrate alimentari, come la forma umana di encefalopatia spongiforme bovina o l’infezione del virus Nipah.

Ma al di là di pandemie, influenze aviarie e tubercolsi, il rapporto sottolinea pericoli nuovi per la salute come i rischi potenziali di attacchi terroristici (anche biologici), gli incidenti chimici o nucleari. La revisione del Regolamento sanitario internazionale del 2005, sottoscritta da 193 Paesi, parte proprio dal principio che nessun Paese può proteggere pienamente i suoi cittadini solo contando sulle classiche misure di controllo alle frontiere, ma occorre tener conto «dei rischi posti dalla liberazione accidentale o intenzionale di agenti patogeni, chimici o radioattivi»

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