[24/08/2007] Acqua

Acqua e fiumi: anche la Cina pensa ad Ato e Autorità di bacino

LIVORNO. L’Amministrazione statale per la protezione ambientale (Sepa), la maggiore autorità cinese in campo ambientale, ha deciso di sospendere l´approvazione di tutti i nuovi progetti industriali in 13 città e aree industriali lungo quattro importanti fiumi che stanno subendo un forte inquinamento: Hai, Huai, Yangtze e Fiume Giallo.

Il vicepresidente della Sepa, Pan Yue (Nella fioto), ha spiegato che si tratta dell’ultima carta da giocare per interrompere «le sfrenate violazioni delle leggi e delle regole ambientali in alcune industrie locali». E’ anche urgente mettere in campo misure «infrasettoriale e infradipartimentale per impedire e controllare l´inquinamento in importanti bacini fluviali della Cina». Sepa sta dando la priorità a strategie integrate per recuperare e protegge i fiumi cinesi, anche in conseguenza di molti casi eclatanti di inquinamento che hanno minacciato la sicurezza dell’acqua potabile, come l’enorme fioritura algale nel lago Tai, nella Cina orientale.

A maggio, l´agenzia aveva lanciato un progetto pilota di dieci anni per recuperare il fiume Songhua, nel nordest del Paese, uno dei canali navigabili più inquinanti del mondo e colpito da uno sversamento chimico devastante nel novembre 2005. Le misure da realizzare includono la limitazione dello scarico delle sostanze inquinanti nel fiume, uno sbarramento ambientale per le industrie fortemente inquinanti, accelerare il blocco di finanziamenti alle industrie energivore ed inquinanti, istituire aree di salvaguardia delle fonti di acqua potabile e costruzione di depuratori per le acque di scarico urbane ed industriali.

Teoricamente la Cina avrebbe già dal tempo di Mao, nel 1950, istituzioni per amministrare l’acqua dei sette più importanti bacini idrici del paese, ma solo recentemente il governo ha cominciato davvero a pensare ad un’amministrazione integrata dei bacini fluviali, una specie di nostra enorme Ato-Autorità di bacino, che mette insieme la conservazione, l´amministrazione e lo sfruttamento delle risorse idriche. Un metodo che però richiede accordi di lunga durata e la partecipazione di tutti gli amministratori, imprenditori e dirigenti locali del partito comunista, l´integrazione dei vari livelli e settori di sorveglia ed una trasparente struttura di progettazione. Tutta merce rara in una dittatura come quella cinese, dove la partecipazione pubblica è praticamente inesistente e repressa, mentre la burocrazia e le strutture locali del partito frappongono continui ostacoli ad una reale collaborazione tra i vari livelli di governo.

Secondo il “2006 China environment report”, fino al 26% delle acque dei sette più grandi fiumi cinesi sono considerate a “livello V”, cioé a massima pericolosità, neppure adatte all’irrigazione.
La crisi idrica in Cina si è rapidamente trasformata in un grave problema per il governo centrale e per l´intera società, e per la Sepa se ne può uscire solo mettendo in piedi «un meccanismo integrato per l´amministrazione dei bacini fluviali che coordinerà il potere amministrativo, le forze di mercato e la partecipazione pubblica».

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