[24/08/2007] Energia

Gas e biocarburanti: quanto è complicato il mondo delle energie

LIVORNO. In un rapporto, che verrà pubblicato a settembre su Environmental Science and Technology, un’equipe di ricercatori dell´università Carnegie-Mellon dice che le scelte sulle fonti energetiche che faranno i funzionari del governo Usa potrebbero costare molto care ai consumatori americani, sia in dollari che in emissioni di CO2 .

I ricercatori sottolineano che il gas naturale liquefatto (Gnl) importato dai paesi stranieri ed utilizzato per la produzione di elettricità, durante il suo ciclo di vita, potrebbe avere emissioni di gas serra superiori del 35% rispetto alle tecnologie più avanzate del cosiddetto “carbone pulito” (definizione ancora tutta da dimostrare come esplicitato in altri approfondimenti di greenreport, ndr). «Investire in infrastruttura di Gnl oggi potrebbe avere un significato se aiuta a mantenere i prezzi del gas naturale moderati ed a far funzionare il sistema attuale delle centrali elettriche a gas naturale – spiega Scott Matthews, professore associato del Civil and environmental engineering department del Carnegie - Ma investire in queste strutture ci legherebbe definitivamente a tecnologie che renderebbero ancora più difficile cambiare modello energetico, in un mondo che è sempre più dipendente dal carbone».

Una situazione molto diversa da quella europea, più vicina e collegata con un intricata rete di cordoni ombelicali marini e terrestri alle fonti russe e africane, ma gli anni 90 negli Usa hanno dato un grande un impulso alla costruzione di centrali elettriche a Gnl, poco costoso, con bassi requisiti di investimento e considerato meno climalterante del carbone. Però, da quando questi impianti sono stati realizzati, i prezzi del gas naturale sono saliti e il rifornimento di Gnl é diventato più limitato. Tanto che, secondo I ricercatori «Questi impianti a gas ora stanno funzionando a basso regime».

Le scelte si complicano ancora perché I prezzi del gas naturale possono rimanere elevati anche per rendere appetibili i più costosi giacimenti di gas nordamericani. Secondo lo stesso governo federale Usa, la produzione di gas naturale in America del Nord è rimasta ferma, e in alcuni casi é scesa, negli ultimi 6 anni scorsi, e sempre di più il Gnl dovrà essere estratto da fonti non tradizionali e più costose che richiedono lo sviluppo di reti più complesse di estrazione e di trasporto.

Ma l’aumento delle importazioni di Gnl potrebbe avere anche effetti indiretti che potrebbero eliminare i benefici ambientali del gas naturale rispetto al carbone, o meglio all’energia prodotta con le nuove tecnologie che promettono un carbone a basse emissioni di carbonio. Secondo I ricercatori americani il Gnl ha il difetto di essere estratto in un paese straniero, venire liquefatto, messo in cisterne per attraversare gli oceani e poi deve essere rigassificato e messo nelle condotte quando raggiunge gli Stati Uniti. «Ciascuno di questi punti conduce ad impatti ambientali indiretti, quali le emissioni di anidride carbonica per passare dal gas liquido alla fase successiva. In più, le facilities e le cisterne necessarie per liquefare, muoversi e rigassificare il gas naturale si prevede che non saranno abbondanti e gli impianti attualmente in funzione, con questo up-and-running, non potranno andare avanti per molti anni».

«Continuiamo a vedere che tutte le scelte di energie “emergenti” hanno effetti indiretti» dicono i ricercatori del Carnegie-Mellon e sostengono che gli Stati Uniti non dovrebbero correre ad investire velocemente frandi cifre in nuove infrastrutture di Gnl, «senza prima analizzare tutte le implicazioni indirette di quegli investimenti confrontati alle opzioni alternative di rifornimento. In più, i programmi di utilities ed il governo dovrebbero fare maggiori sforzi per il risparmio e l’efficienza energetica che potrebbero contribuire a ridurre l´esigenza di grandi investimenti».

«Mentre le opzioni diventano più complicate, le scelte diventano sempre più difficili e dure – dicono i ricercatori Usa - Desideriamo solo accertarci che tutte le scelte, ed i loro effetti, siano comprese».

Intanto dalla vecchia Inghilterra arriva una bordata ai biocombustibili e ai programmi dell’Unione Europea in questo campo di produrre entro il 2020 il 10% del combustibile che serve a far andare le auto del Continente attraverso fonti rinnovabili. Secondo un team di ricercatori britannici questo è «scientificamente inefficace». Lo dimostrerebbe uno studio comparativo tra la quantità di CO2 assorbito dalle foreste e quanto gas serra si riesce a ridurre utilizzando i biocombustibili. I risultati proverebbero che alberi e boschi possono assorbire una quantità di CO2 nove volte più alta di quanto si riduce con la conversione della stessa area alla produzione di materia prima per le fonti alternative. Quindi, sarebbe meglio, anche dal punto di vista del vantaggio economico diretto, investire in progetti di riforestazione e protezione della biodiversità che “coltivare” i biocarburanti.

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