[03/08/2007] Comunicati

Idoneità di balneazione, non rilevante il parametro dell´ossigeno disciolto

LIVORNO. La valutazione del parametro dell’ossigeno disciolto non è rilevante ai fini del giudizio di idoneità delle zone di balneazione. Lo stabilisce il Dlgs 94/2007 che recepisce – in parte e anticipatamente – la direttiva europea (che sostituisce quella del 1976) sulla gestione della qualità delle acque di balneazione.

Considerato che le evidenze scientifiche relativamente al parametro dell’ossigeno disciolto, di per se considerato, non hanno mai rilevato pericoli per la tutela della salute pubblica e che, la citata direttiva 2006/7/CE non include più - diversamente da quanto previsto nella direttiva 76/160/CEE -
l’ossigeno disciolto tra i parametri necessari per la valutazione della balneabilità delle acque, il legislatore italiano ha recepito anticipatamente se pur parzialmente la direttiva.

Anticipatamente perché il termine ultimo è fissato per il 24 marzo 2008; parzialmente perché riguarda solo l’aspetto dei parametri di valutazione e non il resto delle disposizioni comunitarie.
La direttiva finalizzata al raggiungimento - sulla base di standard comuni a tutti - una buona qualità delle acque di balneazione ed un livello di protezione elevata nella Comunità stabilisce disposizioni in materia di monitoraggio e classificazione; di gestione della qualità delle acque e di informazione al pubblico in merito alla qualità.

Comunque sia, ogni anno gli Stati membri devono comunicare i dati sulle zone di balneazione costiere e interne – intese come aree in cui la balneazione è espressamente autorizzata o non è vietata - situate nel loro territorio. Per la verifica della qualità delle acque di balneazione vengono effettuati test sulla base di una serie di parametri fisici, chimici e microbiologici per i quali la direttiva fissa valori imperativi (fino al 24 marzo 2008 i valori saranno quelli della direttiva del 1976). Gli Stati devono rispettare tali valori, ma possono adottare norme più severe o decidere di seguire valori guida non obbligatori sempre previsti dalla direttiva.
E dalla relazione annuale delle acque di balneazione presentata nel maggio 2007 dalla commissione europea emerge che nel 2006 la stragrande maggioranza delle aree di balneazione soddisfa le norme igieniche della Ue.

Se tuttavia il 96% delle zone di balneazione costiere e l’89% delle zone balneari su fiumi e laghi rispettano i valori, la cancellazione di località di balneazione dall’elenco ufficiale continua a destare le preoccupazioni della Commissione.

Nel 2006 gli Stati hanno cancellato 88 località costiere e 166 località interne dagli elenchi nazionali e la Commissione teme che in alcuni casi la cancellazione sia fatta per nascondere problemi di inquinamento. Invece di risolvere i problemi alla radice alcuni stati preferiscono eluderli con tale tecnica. Per tale motivo e dunque per la non osservanza della normativa comunitaria 11 Stati, fra cui l’Italia, sono oggetto di procedure di infrazione.

Nel 2006 la Commissione inviava una prima lettera di diffida a Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia per la soppressione di siti di balneazione (complessivamente 7000). In particolare, nei confronti dell’Italia la commissione ha anche sollevato obiezioni in merito al mancato monitoraggio di alcune zone (244 siti) che sono soggette a divieto di balneazione.

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