[01/08/2007] Comunicati

Legge sulla partecipazione, la giunta regionale approva la bozza

FIRENZE. La Giunta regionale ha approvato all’unanimità la bozza di legge sulla partecipazione. Ora il testo andrà in Consiglio per essere approvato entro la fine dell’anno. E la Toscana è la prima Regione italiana ad averne una. Il testo ora andrà, per la discussione, in consiglio. «L’hanno scritta i cittadini – ha detto il presidente della Regione Claudio Martini (Nella foto) - , servirà ai cittadini. Servirà a garantire meglio la democrazia, ma anche a decidere meglio e a fare più in fretta le opere necessarie alla collettività».

«Casi come quello di Monticchiello – esemplifica Martini – ma anche, in maniera diversa, vicende come quella del corridoio tirrenico, o ancora del gassificatore o degli inceneritori avrebbero preso una piega diversa. La partecipazione è sinonimo di democrazia – continua il presidente – quando consente a ciascuno di avere tutti gli elementi per conoscere, valutare ed esprimere le proprie opinioni, prima che venga presa una decisione. In tutti e due i sensi, anche quello che oggi consente a delle minoranze di ostacolare il volere e le scelte delle maggioranze e di ritardare in maniera esasperante la realizzazione di importanti opere pubbliche che interessano tutti».

«Il testo – sottolinea l’assessore alle riforme Agostino Fragai – è frutto di un lungo percorso che ha preso avvio a gennaio 2006 e ha portato alla scrittura di questa bozza passo dopo passo, con i cittadini sempre protagonisti».
Il momento più importante è stato il Town Meeting di Marina di Carrara che si è tenuto nel novembre 2006 a cui hanno partecipato 500 cittadini utilizzando in modo innovativo le nuove tecnologie della comunicazione. Ma ci sono stati anche tanti incontri in varie parti della Toscana che hanno coinvolto tutti i soggetti istituzionali, giuristi, politologi, sociologi, le parti sociali. Nessuno, né singolo né associato, è stato escluso: ciò al fine di arrivare ad un testo che fosse espressione vera di partecipazione e che garantisse la partecipazione, consentendo di superare quel gap fra cittadini e politica che ha messo in crisi il modello tradizionale della democrazia rappresentativa e che preoccupa molti osservatori sulle sorti del Paese.

Il presidente della Regione Toscana e l’assessore alle riforme istituzionali sono certi che il modello messo a punto con la nuova legge consentirà di migliorare il meccanismo che porta alla decisione sulle opere pubbliche. «In una regione come la nostra dove il dibattito e la partecipazione non sono mai venuti meno – aggiunge l’assessore Fragai – vogliamo fare di più ed estendere i confini della democrazia e del ruolo dei cittadini. Crediamo che sia indispensabile cogliere questa sfida: fare insieme le cose che servono al bene collettivo e che sono condivise. Risparmieremo tempo e denaro, e non daremo spazio alla politica del rinvio che di fatto è la negazione della democrazia.»

La Regione poi propone alcuni esempi concreti: un confronto sul percorso della terza corsia autostradale, o una
discussione preventiva sulla localizzazione di vari impianti (termovalorizzatori, gassificatore, ecc.) avrebbero potuto evitare una lunga fase di incertezza con conseguente vantaggio sociale ed economico per la collettività. La nuova legge regionale – spiegano in una nota - prevede che i percorsi partecipativi debbano durare al massimo 6 mesi (salvo proroghe motivate di altri tre mesi), difficile pensare a quante decisioni impegnative siano state prese, fino ad oggi, in un arco di tempo così breve. Inoltre l’Authority prevista si avvarrà per il suo funzionamento solo di personale già impiegato in Regione. Lo stanziamento per il 2008 consentirà di finanziare la sperimentazione di almeno 2-3 iniziative di Dibattito Pubblico e 30-40 iniziative di Progetti Partecipativi Locali. In Francia ad esempio si spendono 1,5 milioni di euro solo per il funzionamento dell’ufficio dell’Authority a cui si devono aggiungere i costi di gestione dei processi partecipativi attivati.

Detto che la partecipazione è certamente importante, per essere tale deve sboccare nelle decisioni. Perché se la partecipazione non sbocca in decisioni questa è la mortificazione di chi partecipa. Naturalmente la decisione arriva sempre dopo il massimo della partecipazione possibile, ma il poter esprimere il dissenso è la fisiologia della democrazia, non la patologia. Decidere, infatti, dal latino de-caedere significa dividere.

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