[31/07/2007] Parchi

In Sicilia torna a nidificare la tartaruga Caretta Caretta

LIVORNO. Prima erano animali comuni e anche pescati e mangiati nel Mediterraneo, ma è stato molto probabilmente il turismo, con l’occupazione delle loro aree di nidificazione, e non la pesca a dare un brutto colpo alle popolazioni di tartarughe marine Caretta Caretta che oggi sono minacciate di estinzione.

Ma dalle coste siciliane arriva una buona e sempre più rara notizia: nella spiaggia del Lido di Valderice in provincia di Trapani, la scorsa notte ha nidificato uno di questi rettili marini che solcano i nostri mari da prima dei dinosauri.

Il presidente del Wwf, Enzo Venini, esulta e spiega che: «L´Italia, nonostante gli 8000 km di costa, non ha siti di nidificazione importanti, ovvero superiori ai 100 nidi, né siti minori, ovvero che abbiano tra i 25 e i 50 nidi presenti ogni anno. Le deposizioni rimangono in Italia un evento sporadico, purtroppo, rispetto a quelle che si registrano in altre spiagge del Mediterraneo dove bisognerebbe intervenire per salvaguardare gli ultimi siti importanti, come le spiagge della Libia. A questo punto sarebbe auspicabile avviare un piano di monitoraggio nazionale delle nostre spiagge, per capire meglio le abitudini di questi animali e adottare strategie di conservazione sempre più efficaci».

Per le tartarughe marine è diventato sempre più difficile trovare spazio nei nostri 8 mila chilometri di costa, dove solo il 29%, 362 aree e 2.200 ettari, non risulta occupato dall’uomo interamente o parzialmente.

La notizia positiva è che questi antichi rettili marini, per disperazione o indomabile spirito di sopravvivenza, si avventurano anche su spiagge non proprio indenni dall’abusivismo edilizio.
Oggi più che mai – sottolinea Venini - è fondamentale promuovere azioni di conservazione che coinvolgano le nostre marinerie. Le tartarughe continuano ad essere una specie in declino e a rischio, soprattutto a causa del bycatch (la pesca accidentale). Con i pescatori in particolare vorremmo collaborare per limitare l´impatto degli attrezzi da pesca su questi animali, vittime a migliaia e per raccogliere quelle informazioni utili per la migliore gestione e la conservazione su queste specie. Un programma di lavoro che vorremmo sviluppare sempre di più in una stretta collaborazione con i ministeri interessati e le associazioni di categoria».

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