[31/07/2007] Energia

Il controllo atomico

ROMA. L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna, compie cinquant’anni. Lo ha ricordato Papa Ratzinger domenica scorsa, ponendo a proposito tre questioni che non possiamo eludere.

La prima è il processo di disarmo nucleare. Che non è solo è solo tra i generici obiettivi politici delle Nazioni Unite, cui fa capo l’AIEA. Ma è parte costitutiva del Trattato di non proliferazione, firmato in sede Onu. Il Trattato non impegna solo i paesi membri che non posseggono armi nucleari a non cercare di dotarsene. Ma impegna anche i paesi che posseggono armi nucleari in maniera riconosciuta – Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina – a ridurre progressivamente fino a eliminare i loro arsenali. Impegno che viene spesso dimenticato dalle cinque potenze membri permanenti delle Nazioni Unite e che il Papa ha fatto bene a ricordare.

La seconda è l’uso civile dell’energia nucleare. Benedetto XVI l’ha auspicata, sia pure nel rispetto dei vincoli ambientali, nell’ambito della lotta a i cambiamenti climatici. In realtà il discorso sull’opzione nucleare nel ventaglio di soluzioni che possiamo mettere in campo per ribaltare il paradigma energetico dai combustibili fossili alle fonti «carbon free» andrebbe perlomeno articolato, anche alla luce del recente incidente in Giappone. Tuttavia c’è una realtà di fatto, che possiamo giudicare in diverso modo (la domanda in sostanza è: vale la pena accollarsi i rischi del nucleare per lenire quelli connessi ai cambiamenti climatici?) ma che non possiamo in alcun modo ignorare: alcuni paesi – dalla Cina all’India, passando per la Finlandia – intendono rilanciare l’«atomo civile». Cosicché nei prossimi tre o quattro lustri, il mondo assisterà alla costruzione di almeno cinquanta nuove centrali.

La terza questione riguarda proprio il ruolo dell’AIEA. Deve essere rafforzato. La comunità internazionale deve conferire poteri crescenti di controllo all’Agenzia di Vienna sia per far rispettare in maniera più stringente gli accordi di disarmo e, in particolare, gli impegni assunti dai paesi che hanno firmato il Trattato di non proliferazione. Sia per elevare gli standard di sicurezza delle centrali atomiche per usi civili, vecchie e nuove, sparse per il mondo. In fondo diminuire il rischio nucleare è un obiettivo desiderabile per tutti, sia per coloro che lo vorrebbero eliminare del tutto, sia per coloro che sono disposti a correrlo per mitigare altri tipi di rischi.

Torna all'archivio