[30/07/2007] Trasporti

Smog e mobilità sostenibile: un passo avanti e due indietro

LIVORNO. La mobilità sostenibile è ancora molto lontana. Qualcosa si muove, è bene dirlo, ma le contraddizioni sono all’ordine del giorno. Partiamo da cosa va: l’industria dell’auto, vuoi per un motivo (prossima entrata in vigore dei vincoli sulle emissioni dell’Ue), vuoi per un altro (crescente richiesta e quindi anche nuovo settore nel quale investire), comincia a percorrere con convinzione la strada delle produzione di auto ‘pulite’ (o almeno più pulite).

Tanto che il Sole24Ore ha aperto “Economia e imprese” di ieri con una pagina dedicata alle “Tre soluzioni per i motori ‘puliti’», riassumibili in: metano, biocarburanti e ibrido. Segnalando le prossime uscite di auto elettriche (delle marche più prestigiose e finora non molto sensibili all’ambiente) e i dati sulle vendite di quelle a metano, raddoppiati rispetto al primo trimestre dell’anno scorso (da 16.382 a 34.008).

Ma questo che cosa significa dal punto di vista della mobilità sostenibile? Cambiare l’attuale parco auto con modelli meno impattanti non può che essere positivo. Il problema, però, sono i numeri. Se l’obiettivo resta (e resterà) quello di inseguire la crescita nelle vendite ad ogni costo, magari puntando a quella fascia grigia cinese (solo per fare un esempio) che ancora non ha l’auto, ma presto se la potrà permettere (si parla di milioni di persone), le emissioni nel mondo non potranno che aumentare. Di fatto, quindi, questo tipo di azioni ha dei limiti in partenza e anche in prospettiva.

Contemporaneamente, invece, si potrebbe davvero dare un contributo significativo con il potenziamento del trasporto pubblico, dell’uso della bicicletta, del car sharing ecc. in modo da disincentivare di fatto l’uso dell’auto e favorire una vera mobilità sostenibile. Iniziative costose (relativamente) e che purtroppo si scontrano con opposizioni forti a tutti i livelli. Abbiamo già parlato della “pollution charge” a Milano e dei problemi che incontrano le regioni del Nord per il piano anti-smog, ma ci sono delle new entry. La prima - sempre a titolo esemplificativo - riguarda l’opposizione che si è scatenata contro la pista ciclabile del viale a mare di Tirrenia (Pisa). Passi (forse) per l’iniziativa politica di An (contria appunto all´opera), ma se a protestare sono i commercianti e anche i fruitori degli stabilimenti balneari c´è invece da preoccuparsi. Il problema - dicono - sono le lunghe file causate proprio in conseguenza della pista ciclabile che ha ridotto la carreggiata rendendo impossibile il sorpasso. Quale la soluzione proposta? Togliere direttamente la pista ciclabile. Magari attraverso un referendum.

Mentre a Londra – come abbiamo detto nei giorni scorsi – le tasse e le iniziative per decongestionare il traffico stanno dando i primi frutti, da noi sembra dunque ancora lontana anche l’ipotesi di poter cambiare il proprio stile di vita, in questo caso di mobilità.

Intanto, però, le amministrazioni vengono indagate per non aver fatto a sufficienza il loro dovere contro lo smog; la tramvia a Firenze viene considerata uno scempio perché per farla si tagliano degli alberi; e gli incidenti stradali (che non è altra cosa) restano la prima causa di morte per i giovani tra i 15 e i 19 anni e diventano la seconda per i bambini tra i 10 e i 15 anni e per gli uomini tra i 20 e i 25 anni. In Italia – come da bollettino settimanale - durante i week-end si registra sulle strade un morto ogni 75 minuti. Le vittime sono ogni anno oltre tremila e 20mila i disabili gravi ai quali si aggiungono 300mila feriti. Tutto questo ha un costo astronomico sotto tutti i punti di vista, ma di questo nessuno parla e nessuno si mobilita.

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