[30/07/2007] Parchi

La tassa sul lusso, ovvero: chi paga i costi ambientali del turismo?

LIVORNO. Mentre a Porto Cervo i Vip si dividono tra una minoranza illuminata di favorevoli e una maggioranza di contrari che stappa discretamente champagne (mica di nazionalpopolare spumante) per festeggiare la decisione del governo di centro-sinistra di impugnare l´odiata tassa sul lusso messa dal presidente della Sardegna Soru, tenendo così col fiato sospeso i proprietari di mega-yachts, Flavio Briatore (Nella foto), che pure recentemente si era detto pentito per la sua battaglia contro il presidente della Sardegna, dal rifugio di veline e calciatori del “Billionaire” scrive una lettera al “Sole 24 Ore” per spiegare che la colpa del calo di qualità del turismo italiano è dei politici". Come dire che è di tutti e qundi di nessuno. E strano che questo afflato per le sorti dell’economia turistica, per le casse dello Stato e per la politica italiane venga da un signore che cittadino italiano non lo è più da tempo, perché ha scelto di vivere nel tollerante principato di Monaco, dove le odiate tasse i ricchi non le pagano quasi ed il cemento e gli yachts sono più delle pecore e dei nuraghe in Sardegna. E’ strano che venga da chi ha realizzato un modello di turismo chiuso ed esclusivamente autosufficiente, quasi coloniale, fatto di villaggi esclusivi, porti privati e ville inaccessibili che poco o niente danno e scambiano con il territorio che li ospita.

Briatore scopre più o meno l’acqua calda, propone come novità cose dette e ridette, ricette scritte su saggi e libri, a volte addirittura atti ammistrativi, il problema è metterle in atto e quando qualcuno, come Soru, ci prova e cerca, dove ce ne sono di più, di trovare i soldi per farle star su, allora succede il putiferio e tutti cercano di salire sul mega-yacht del vincitore perseguitato dal politico irriconoscente.

C’è come l’illusione che una cattiva abitudine italiana, quella del gossip e del vippume, venga spacciata per attrattiva turistica, che il “Billionaire” sia più importante di Cala Gonone e la Ventura o Corona della presenza ormai mitica della foca monaca. E allora l’attrattiva diventa intoccabile, Berlusconi può fare tutto quel che vuole nelle sua ville ornate di cactus, il monegasco Briatore si può proporre come consulente gratuito al ministro dello Stato italiano a cui ha deciso di non pagare le tasse, per insegnarci come fare turismo e lasciare in pace i Vip. Certo, dopo aver vituperato tutta la politica, in modo bypartisan!

La realtà è che, soprattutto nei comuni che vivono esclusivamente di turismo, e in maniera ancor più acuta nelle isole minori, i costi dei servizi resi al turismo vengono scaricati sulle comunità locali ed i benefici in gran parte privatizzati, spesso a beneficio di chi sulle coste o sulle isole appare qualche mese all’anno per poi tornare alle comparsate televisive, sui campi di calcio o alla formula 1.

Proprio prendendo ad esempio i territori ormai a monoeconomia turistica come le isole minori ci si rende conto che i costi dei rifiuti (e spesso le percentuali ridicole di raccolta differenziata che significano costi aggiuntivi, sia ambientali che economici), dell’acqua e del suo consumo, dei trasporti, dell’energia e della tutela ambientale lievitano e costringono comuni spesso minuscoli a fornire servizi ad una popolazione a volte decuplicata. E il caso vuole che, spesso, questi stessi piccoli comuni, vedano nell´amento senza limite dei frequentatori, la chiave di volta per risolvere i problemi

Ed anche il turismo nautico gioca un ruolo spesso pesante: le isole diventano o luoghi dove si creano porticcioli-parcheggio (che spesso entrano in conflitto con le esigenze dei residenti sempre più dotati di imbarcazioni), oppure si trasformano in “boe di giro”, in coste baie e calette per un mordi e fuggi nautico che somiglia molto a quello che gli invisi camper fanno a terra, con scarichi incontrollati vicino alle coste, ancoraggio in aree sensibili, affollamento delle cale più belle e nascoste.

Comportamenti scorretti che, è vero, come sempre riguardano una minoranza, ma che è innegabile esistano in maniera visibile. Come se il mare non fosse parte del nostro territorio, come se questa illusione di infinito e di profondo bastasse a salvarlo.

Quando però si riempie il bicchiere di un dito di possibile medicina, che si chiami Area marina protetta o tassa sul lusso, c’è sempre qualcuno, spesso capeggiato da amministratori locali e politici nazionali, che dice che è troppo amara, che non si può generalizzare, che così si colpisce nel mucchio, che non servono nuovi vincoli e tasse perché bastano le leggi che già ci sono. Si, proprio quelle che nessuno rispetta! In uno Stato che ha il record di evasione fiscale tra quelli occidentali.

Soru, da buon imprenditore e da persona che sa quanto costi il turismo e quanto sia già costato in termini di assalto alle coste sarde, privatizzazione di beni e interessi pubblici e consumo di risorse e territorio, con il suo calvinismo sardo ha pragmaticamente cercato i soldi dove ci sono, forse l’errore imperdonabile in Italia è proprio questo.

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