[06/03/2006] Urbanistica

Capo d’Arco: quella strana Valutazione degli effetti ambientali

RIO MARINA (Livorno) - Continua la telenovela del Piano particolareggiato di iniziativa privata (approvato nel 2001 dall’allora commissario di governo, il viceprefetto Pesce, poi incappato nelle vicende di “Elbopoli”, e nel 2002 dal Consiglio comunale), che prevedeva la costruzione di 13.000 metri cubi, riguardante il comprensorio di Capo d’Arco (nella foto la spiaggia), a Rio Marina.

Annullato dal Comune nel 2005 e riproposto in altra forma, il nuovo Piano aveva bisogno di un atto essenziale: la Valutazione degli effetti ambientali (Vea) che il consiglio comunale di Rio Marina allegò alla delibera n. 13/2005 e che avrebbe dovuto riguardare tutti i 7 comparti. Secondo Legambiente non è così.

«In questi giorni abbiamo potuto verificare – scrive il Cigno Verde - che in allegato alla delibera è stata presentata una Vea che è datata novembre 2000 e che è palesemente la Vea presentata a corredo del precedente Piano, comprendente solamente i 3 comparti inizialmente proposti dai privati e non prende in nessuna considerazione i 4 nuovi comparti aggiunti nel Piano Particolareggiato di Iniziativa Pubblica». La Vea sarebbe infatti la stessa presentata oltre 5 anni fa dalla Immobiliare Capo d’Arco s.p.a. per il Piano di Iniziativa Privata.

Il cigno verde rivolge quindi al Comune e agli altri enti interessati alcune domande:
«La Vea presentata dal Comune di Rio Marina ha validità totale o parziale? Come è stato possibile che gli organi preposti per legge a dare pareri di conformità sugli atti urbanistici del comune di Rio Marina non si siano accorti che la Vea era relativa ad un Piano di Iniziativa Privata presentato nel 2000 e che interessava solo 3 comparti mentre il piano del comune riguarda 7 comparti? E´ intenzione del Comune presentare una nuova Vea che a questo punto, avrebbe solamente valore giustificativo dei progetti già presentati e non valutativo del loro effettivo impatto ambientale e paesaggistico? I Parco Nazionale ha rilasciato qualche nulla-osta e come intende comportarsi per gli abusi edilizi, che risulterebbero oggetto di richiesta di condoni, sanatorie o acquisizioni al patrimonio pubblico in un’area nota per l’esclusivo uso privato, con successivo ampliamento delle strutture esistenti e creazione di nuovi servizi dentro un’area costiera protetta?».

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