[19/07/2007] Aria

Iucn: e se i soldi crescessero sugli alberi?

LIVORNO. Secondo la World conservation union (Iucn) è venuto il momento di dare un prezzo al grande ruolo che le foreste svolgono nella lotta al cambiamento climatico e quindi i Paesi che non distruggono le loro foreste dovrebbero essere ricompensati con incentivi finanziari. La proposta dell’Iucn, avanzata durante lo svolgimento della Convention on biological diversity che il Programma dell´ambiente dell’Onu (Unep) ha tenuto a Parigi, riprende clamorosamente quella simile fatta qualche giorno fa dal ministro dell’ambiente indonesiano e che a molti sembrò più un ricatto che un’apertura.

Per la World conservation union, incoraggiando i Paesi ricchi di foreste a conservarle attraverso incentivi finanziari, non solo si permetterebbe la sopravvivenza di milioni di alberi per assorbire i gas serra, ma sarebbe anche una grande assicurazione per la conservazione della biodiversità, per questo l’Iucn spera che l’idea venga presa seriamente in considerazione dalla conferenza sui cambiamenti climatici dell’Onu che si terrà a Bali alla fine dell’anno.

La prospettiva di ricompensare il mancato disboscamento è stata discussa come componente di un´iniziativa unitaria di Iucn ed Unep per sollecitare i paesi ricchi che beneficiano dei servizi degli ecosistemi, come l´assorbimento di CO2 da parte delle foreste, a pagare una provvigione di sostenibilità.

La proposta, denominata “Reduced emissions from deforestation degradation” (Redd), evidenzia che una riduzione di perdite delle foreste si trasformerebbe in una nuova opzione per aderire ai programmi internazionali per contrastare il cambiamento climatico e permetterebbe ai Paesi che riducono il disboscamento di accedere ai crediti di carbonio, che stanno diventando un significativo mercato globale. Così i paesi in via di sviluppo sarebbero interessati anche economicamente a mantenere le foreste invece che abbatterle per far spazio ad attività agricola o per il commercio del legname.

Una proposta che presenta però anche possibili lati negativi, visto che il problema del disboscamento potrebbe spostarsi, e diventare ancora più drammatico, verso Paesi che permettono il libero, e spesso illegale, sfruttamento delle foreste o che non hanno le capacità politico amministrative di far rispettare gli impegni previsti nel Redd.
L’altra preoccupazione è per come i crediti pagati ai governi verrebbero trasferiti a livello locale e se davvero andrebbero a migliorare la qualità della vita di popolazioni che dipendono direttamente dalle risorse forestali oppure a rimpinguare il patrimonio personale ed i conti esteri di governanti e funzionari corrotti. Comunque nella riunione di Parigi si è concluso che la conservazione della biodiversità ha tutto da guadagnare dal Redd se verrà incluso tra le misure Onu di contrasto ai cambiamenti climatici.

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