[18/07/2007] Energia

Biomasse, nuovo progetto con filiera corta per l´ex zuccherificio Sadam

FIRENZE. Solo materie prime locali e impianto ridimensionato a 25 megawatt. Sono le novità più importanti del nuovo progetto relativo alla riconversione dell’ex zuccherificio Sadam di Castiglion Fiorentino. Oggi, nel corso della riunione del tavolo bieticolo-saccarifero la società Powercrop (ex Sadam) ha illustrato il nuovo progetto di riconversione dello stabilimento, costretto alla chiusura dalla riforma dell’Ocm zucchero di due anni fa, in centrale per la produzione di energia elettrica e termica da biomasse e oli vegetali.

I componenti del tavolo, tra cui gli assessori regionali all’agricoltura (Susanna Cenni, nella foto) e all’ambiente (Marino Artusa), l’assessore provinciale all’agricoltura Roberto Vasai, il sindaco di Castiglion Fiorentino Paolo Brandi, le associazioni di categoria, i sindacati dei lavoratori e tutte le componenti del mondo agricolo coinvolte hanno ascoltato con attenzione l’esposizione riservandosi di compiere adesso un percorso di approfondimento.

«Registriamo con favore – ha evidenziato Susanna Cenni - la presentazione di una nuova proposta che ci permette di superare la discussione su un progetto, il precedente, di fatto bocciato dalla filiera agricola e dagli enti locali, e che non risolveva molti dei problemi che, anche come istituzioni, avevamo sollevato. Adesso per questa nuova ipotesi occorre un rapido lavoro di approfondimento tecnico e di confronto: entro il 30 settembre è necessario che vi sia una definizione della questione, in un senso o nell’altro, anche perché c’è una scadenza prioritaria per tutti: quella della cassa integrazione per i lavoratori in mobilità il cui termine è previsto per il 31 dicembre. Per noi sono tre le fondamentali questioni cui l’impianto congiuntamente dovrà dare risposta: la prima riguarda il comparto agricolo, e cioè la necessità che vi sia una relazione tra l’impianto e la filiera agricola, la seconda il lavoro (l’impianto dovrà garantire i posti di lavoro), e la terza l’ambiente, perché questa centrale, se si realizzerà, dovrà essere pienamente sostenibile con le peculiarità territoriali. Restano da affrontare alcune criticità, confermate dagli enti locali e da una parte del mondo agricolo, che privilegerebbero la sola filiera ad olio vegetale: tutti temi che andranno adeguatamente e celermente esaminati».

«Col tavolo odierno è stato fatto un importante passo avanti – afferma Marino Artusa – Ci sembra positiva la proposta avanzata dall’amministratore delegato della ex-Sadam , che prevede l’utilizzo, per la futura centrale a biomasse ridimensionata, esclusivamente di materiale locale e dunque di biomasse vere, che saranno sottoposte a rigorosi controlli. Abbiamo apprezzato la volontà di trasparenza, che prevede di accettare di sottostare anche al ritiro della concessione nel caso dovessero manifestarsi usi impropri. A tal fine può essere importante l’istituzione di un osservatorio ambientale locale».

Artusa ha poi integrato il progetto con alcune proposte di sostenibilità: da un lato l’utilizzo del ferro e non della gomma per il trasporto dei materiali, e dall’altro l’uso della centrale non solo per produrre energia elettrica, ma anche per alimentare col calore attività produttive locali e impianti di teleriscaldamento. Durante la riunione di oggi, all’esterno del palazzo della Regione si sono svolte due manifestazioni: una da parte degli operai dell’ex zuccherificio (una cui rappresentanza era presente al tavolo) e l’altra del Comitato per la difesa della Valdichiana, contrario alla realizzazione dell’impianto. Al termine della riunione l’assessore Cenni ha ricevuto una delegazione del comitato.

Il nuovo progetto - sempre che vada in porto - appare davvero interessante perché mette al centro la filiera corta. Utilizzare ad esempio ´olio di palma´ o comunque biomasse provenienti dall´estero, oltre a far andare in negativo il bilancio energetico, creerebbe anche dei gravi problemi ambientali e sociali. La maggior parte delle biomasse utilizzate nel mondo prvengono infatti da zone (come il Borneo) che per produrle stanno deforestando senza scrupoli. Tutto cambia se invece le biomasse provengono dal territorio limitrofo.

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