[17/07/2007] Comunicati

Ribellioni moderate e decisioni rinviate

LIVORNO. “L’eterna malattia del ribellismo”. E’ il titolo del pezzo di Valerio Castronovo pubblicato oggi sul Sole24Ore. L’analisi parte dalla constatazione che siamo di fronte a una ‘sorta di ribellismo molecolare alquanto contagioso’. ‘Un’ondata di microrivolte, di esplosioni di protesta e di antagonismo, estranee tanto all’esercizio dei diritti di cittadinanza sociale che a istanze dal basso di maggiore partecipazione democratica’. Per Castronovo ‘in alcuni casi esse sono delle esplosioni repentine di insofferenza e di collera da parte di piccolissimi gruppi di persone, per i motivi più disparati; in altri casi consistono in forme di contestazione altrettanto veementi quanto pervicaci, da parte di movimenti più o meno ideologizzati, nei confronti di determinate decisioni e iniziative ancorché assunte o autorizzate in piena regola dalle istituzioni pubbliche’.

Un fenomeno evidente sia all’osservatore più attento sia pure a quello distratto, costretto magari a scontrarsi con questa realtà in occasione di uno sciopero improvviso degli assistenti di volo che lo fa fermare in aeroporto per ore, oppure di un blocco sull’autostrada e via dicendo. Un fenomeno evidente a tutti i livelli, basti vedere cosa succede quando si vorrebbe costruire un’opera pubblica come un rigassificatore, o un inceneritore, o un impianto eolico, ma anche fotovoltaico, oppure un impianto di compostaggio, o una strada, o una ferrovia, o una tramvia.

Secondo Castronovo però, questo fenomeno che appunto definisce ‘ribellismo molecolare’ viene ‘innescato o patrocinato a spada tratta da una galassia di no-global, centri sociali, comitati di base locali, ambientalisti autonomi o meno, militanti della sinistra massimalista ma anche della destra sociale’. In una parola: gli estremisti.

Osserviamo però che quanto accade nel Paese non è questo. O almeno non è solo questo. Il ‘ribellismo molecolare’ c’è a tutti i livelli. Non è affatto vero infatti che non ci sia nei cosiddetti moderati. Basti vedere che razza di campagna a mezzo stampa ha portato avanti l’Udc a Firenze contro la tramvia e l’abbattimento degli alberi di un viale del centro. Oppure il ‘ribellismo’ di Di Pietro contro il progetto di eolico-off shore che doveva essere realizzato non lontano da dove è nato.. Per non parlare di Rutelli, oppure degli stessi amministratori che prima sono a favore di certi progetti e poi si mettono in testa ai comitati contro quegli stessi progetti o similari. Citiamo anche il caso di ieri del ministro Pecoraro Scanio che arriva in Toscana e frena il progetto della Tirrenica voluto praticamente dalla maggioranza delle amministrazioni regionali e locali. Oppure il caso, sempre legato al ministro dell’ambiente, dei rifiuti di Bagnoli che in barba a quanto deve ancora decidere il consiglio comunale di Piombino vengono già dati per partenti dalla Campania sulla base di un accordo non ancora firmato dalla parte toscana.

Il ‘ribellsmo molecolare’ è ovunque. A destra, come a sinistra, come al centro, come agli estermi come sopra e come sotto. Intendendo che tra i ‘ribelli’ ci troviamo, a seconda delle situazioni, anche le associazioni economiche, commerciali, le confederazioni industriali, i sindacati, la chiesa (vedi il caso del caos dei rifiuti in Campania) ecc. ecc. Tutti rappresentano qualcuno ma dichiarano di rappresentare tutti, per
arrivare alla fine che non si sa più neppure chi rappresenta chi. Mille posizioni, mille dibattiti, mille scontri, mille interpretazioni di leggi ma al dunque, ovvero quando si dovrebbe fare sintesi e prendere una decisione, si finisce nel pantano. A tutti i livelli.

Gli ingranaggi si bloccano perché quel politico o quell’amministratore o quel capo-popolo che prima andava dicendo una cosa (per catturare il consenso da una certa parte) ora magari ne sostiene un’altra (per catturare un’altra parte) e così, nel continuo inseguimento dell’inesistente universalità del consenso (proprio della politica marketing), si finisce in un guazzabuglio. Scarsa capacità di sintesi, scarsa funzione pedagogica, poche scelte fatte perché ritenute giuste e per questo motivate anche se c´è, e ci sarà sempre chi dirà di no (Decidere deriva dal latino de-caedere, dividere).

Questo è il quadro che si evidenzia bene anche in quanto sta accadendo per la Tav in val di Susa. Si è deciso di farla, poi si è cambiato il percorso, poi si è cercato di andare incontro alle richieste delle comunità locali e tra tre giorni si arriverà alla decisione finale sul percorso da adottare. Ma qualcuno è in grado di affermare che dopo quella decisione non ci sarà più opposizione, anche ferma, di qualcuno? E questo vorrà dire che il tracciato è sbagliato? Che la Tav è inutile? Quali interessi rappresentano le comunità locali? In che rapporto stanno con quelli del Paese? E, soprattutto, in che rapporto stanno con il criterio direttore della sostenibilità, che non sempre è declinabile in termini locali? E quali sono i più importanti? E chi stabilisce quali sono più importanti? Perché la politica non è più in grado di sopportare un fisiologico quanto salutare dissenso? E’ da qui che nascono i ‘ribellismi molecolari’.

Se dunque si crede che con un calcio all’estrema sinistra e uno all’estrema destra si risolva il problema dell´incapacità di decidere da parte dei Governi, o delle amministrazioni, siano regionali o locali, crediamo che si commetta un errore di analisi macroscopico.

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