[17/07/2007] Energia

Il nucleare tra terremoti, minacce e integralismo

LIVORNO. Mentre un terremoto, molto meno devastante do quello di fortissima intensità che tutti gli esperti prevedono che prima o poi colpirà il Giappone, lesiona la centrale nucleare di Kashiwazaki, la più grande del mondo, provocando un incendio e la fuoriuscita di acqua radioattiva, il segretario generale dell’Onu si felicita perché «la centrale nucleare di Yongbyon è stata fermata» e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) lo ha potuto verificare durante una visita consentita dal governo della repubblica popolare democratica della Corea.


Ban Ki-moon parla di «evoluzione positiva» e incoraggia la Corea del Nord a «mettere in atto i loro impegni a realizzare la denuclearizzazione della penisola coreana per quanto è possibile». Appunto, per quanto possibile, visto che l’altra metà della Corea, il non molto democratico Sud, è zeppa di missili nucleari ospitati nelle basi militari americane a far argine al pittoresco ed affamato regime comunista del nord, e soprattutto al dragone cinese che minaccia da vicino Corea, Giappone e Taiwan ed inonda di merci e lusinghe il resto dell’Asia, ma visto anche che, mentre l’affamato e derelitto nord smantella la vetusta centrale di tipo sovietico, il ricco e industrializzato sud prepara nuove centrali atomiche e ne esporta la tecnologia nel resto della ribollente Asia.

La Corea del Nord nel 2003 si era ritirata dal trattato di non proliferazione nucleare, nel 2005 ha eseguito il suo primo “misterioso” esperimento nucleare ed ha cominciato a usare il ricatto atomico come arma per ottenere aiuti alimentari dall’odiato occidente, per tener buono il sempre più ingombrante vicino cinese, per titillare il nazionalismo con le minacce ed i missili lanciati verso al nemico di sempre: il Giappone.
Da un regime come quello nordcoreano c’é da aspettarsi di tutto, per questo l’Aiea continuerà le sue ispezioni e il suo direttore Mohamed El Baradei ha chiesto sostanziosi finanziamenti: «Il costo iniziale di queste attività, stimato entro gli 1,7 milioni di euro per il 2007 e in 2,2 milioni di euro per il 2008, copriranno soprattutto il rimpiazzo delle telecamere e l’installazione di servizi di sorveglianza e d’isolamento, l´aquisto di altri equipaggiamenti ed anche le spese logistiche del personale».

Ma, mentre sembra chiudersi il fronte coreano e uno stato “canaglia” rientra nei ranghi delle risoluzioni Onu ed un altro, l’Iran, accetta ispezioni e cala i toni, forse a Washington e New York si farebbe bene a guardare a quel che sta succedendo in un altro alleato molto instabile dell’occidente che con il nucleare ci gioca pericolosamente da anni e che le bombe atomiche puntate sull’India ce le ha già: il Pakistan.

Dopo la rivolta della moschea rossa ad Islamabad, dopo la strage degli studenti islamici filo-talebani, nel Waziristan e nella provincia della Frontiera di Nord Ovest, le aree tribali al confine con l’Afghanistan, è ripartita la guerra contro un governo centrale tanto autoritario e filo-americano, quanto screditato e corrotto.
I partiti islamici integralisti (anche quello del presidente Musharraf, appoggiato dai militari, teoricamente lo è), incoraggiati dai proclami di Al Qaeda, mirano a prendere il potere con la forza della rivolta popolare, visto che con il voto manipolato dal governo non sembra possibile, per instaurare un regime di stile talebano e non nascondono il sogno di un grande stato teocratico che comprenda almeno la parte pashtun dell’Afghanistan e l’intero Kashmir oggi diviso con l’India.

Tutto questo in uno Stato percorso da sanguinose divisioni religiose tra sciiti e sunniti, da conflitti etnici e tribali e che ha finanziato e armato per conto degli Usa la presa del potere dei talebani in Afghanistan, ma soprattutto in un Paese dotato di missili nucleari che possono colpire New Delhi e scatenare l’inferno in Asia e nel mondo. Forse nelle madrasse e nelle piazze del Pakistan sta sorgendo un nuovo gigantesco “Stato canaglia” nucleare , molto più pericoloso della piccola e affamata Corea del Nord e del minaccioso Iran, stavolta l’occidente non potrà accusare nessuno: la tecnologia atomica per costruire centrali e bombe gliela abbiamo fornita noi.

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