[16/07/2007] Acqua

5 proposte del Wwf per uscire dall´emergenza Po

LIVORNO. Il più grande fiume italiano, il Po, è malato da tempo, ma forse si sta aggravando e gli interventi di pianificazione sull’intero bacino sono più urgenti di quanto poteva sembrare, E’ quanto emerge dal workshop "Effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Po", tenutosi a Parma.

Per il Wwf bisogna «ridurre la frammentarietà delle competenze e gestire in modo sostenibile e programmato la risorsa acqua».

La siccità che sta colpendo il Po non è un fatto nuovo, ma per gli ambientalisti è aggravata dalla «ormai cronica alterazione degli equilibri idrogeologici ed ambientali. Un aiuto però potrebbe venire dalla corretta applicazione della direttiva quadro ´Acqua´, per la quale l´Italia, purtroppo, ha in corso due procedimenti d´infrazione da parte della Commissione Europea».

Ma il Po “perde acqua”, la portata scende lungo il suo corso e a Ferrara è ormai in secca, rischia di non arrivare più al mare. Secondo il Wwf questo è dovuto alla «diminuzione delle nevicate negli ultimi decenni che, con poche eccezioni, ha colpito l´intero settore meridionale delle Alpi, senza particolari distinzioni geografiche o altimetriche. Il valore di decremento medio delle precipitazioni nevose del 18,7 %, valido per le 35 stazioni, prese in considerazione dallo studio Wwf, e confermato da ulteriori studi successivi di vari enti, si può ritenere valido per larga parte dei settori alpini meridionali posti tra i 1000 e i 2500 metri di quota. Più in specifico, l´analisi del Wwf ha mostrato come le località di bassa quota abbiano subito i decrementi proporzionalmente più consistenti, con punte di contrazione vicine o superiori al 40%».

Non sono solo i cambiamenti climatici però a determinare questa crisi cronica del grande fiume, per il Wwf ci sono altri colpevoli: «l´aumento dei consumi d´acqua, gli sprechi e i molteplici usi, spesso conflittuali; all´assenza di una efficiente ed efficace gestione ordinaria dell´acqua, aggravata dalla mancanza di pianificazione a scala di bacino idrografico e alla progressiva delegittimazione delle Autorità di Bacino con ruoli e competenze sempre più ridotte; la diffusa vulnerabilità del territorio dovuta ai devastanti scempi che da anni interessano il nostro territorio come dimostra la continua, "tenace", progressiva artificializzazione dei corsi d´acqua e impermeabilizzazione del suolo. Spesso sul Po, ma sui fiumi e corsi d´acqua in Italia, si hanno proposte surreali. Mentre le recenti crisi idriche (piene eccezionali del 1994,del 2000 e del 2002; siccità eccezionali del 2003, 2005. 2006) hanno evidenziato la necessità di avviare interventi per la riqualificazione ambientale, il più grande progetto che riguarda il Po è il rilancio della navigazione commerciale e il richiamo a progetti che ne stravolgerebbero ulteriormente gli assetti ecologici».

Il Wwf indica al ministro dell´Ambiente 5 punti per salvare il Po: applicare urgentemente e correttamente la direttiva quadro acqua; istituire una task-force formata da provati esperti con solida esperienza anche internazionale per dare un contribuire all´applicazione della direttiva e, soprattutto, a recuperare il tempo perduto; promuovere il riordino delle competenze sulla risorsa idrica, attualmente distribuite tra decine di Istituzioni; rilanciare il ruolo centrale delle Autorità di bacino e/o distrettuali; In particolare per il Po, il grande malato, è indispensabile e urgente che l´Autorità di bacino/distretto possa redigere il piano di gestione di bacino idrografico, come previsto dalla direttiva europea, per avviare le misure necessarie per la gestione del ciclo dell´acqua e avviare le ormai indispensabili politiche di adattamento ai cambiamenti climatici.

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