[16/07/2007] Comunicati

Democrazia partecipata, la terza via di Chicco Testa

LIVORNO. L’associazione Pimby (please in my back yard) fondata da Giancarlo D´Alessandro, Paolo Messa, Patrizia Ravaioli e Chicco Testa (Nella foto), intende premiare annualmente le esperienze che abbiano meglio interpretato lo spirito di innovazione sul tema di impianti e infrastrutture nel rispetto della partecipazione dei cittadini e della salvaguardia dell´ambiente. L´orizzonte di riferimento è quindi quello di un modello di sviluppo sostenibile che sia in grado di valorizzare e promuovere la cultura del “Sì, a certe condizioni…” anziché quella del “No” senza “se” e senza “ma”.
Il “Premio Pimby” nasce quindi per mostrare come sia possibile trovare soluzioni innovative, in grado di coinvolgere nei processi decisionali tutte le parti interessate e di rendere le comunità locali partecipi dei benefici derivanti da soluzioni e impianti a cui solitamente si guarda con diffidenza.

A Chicco Testa e Patrizia Ravaioli chiediamo quindi il perché di questa iniziativa.
«Riteniamo prima di tutto che oggi ci sia un problema di informazione. I media si occupano delle questioni ambientali solo quando c’è una crisi, quando c’è la percezione di un problema, quando spunta un comitato che dice no. Di notizie positive invece non se ne occupano mai, noi dell’associazione Pimby e con l’omonimo premio vogliamo lanciare la terza via, alternativa all’imposizione delle decisioni dall’alto e all’impasse decisionale causata dalla sindrome Nimby: la democrazia partecipata. Vogliamo una nuova cultura positiva, nel rispetto dell’ambiente ma anche in grado di consentire il necessario sviluppo dell’Italia».

Concretamente come saranno valutate e premiate le buone pratiche?
«Il bando è già on-line e prevede che le pubbliche amministrazioni locali possano presentare la propria candidatura entro il 20 settembre 2007. I progetti saranno valutati da una giuria appositamente costituita e i criteri di valutazione verranno stabiliti dal comitato scientifico dell´associazione Pimby. Stiamo diffondendo l’iniziativa con tutti i mezzi a disposizione e abbiamo già avuto il consenso da 26 mila amministratori italiani, perché c’è grande voglia da parte loro di dare visibilità alle nuove pratiche. Il premio sarà una pacca sulla spalla da un comitato scientifico d’eccellenza ... e speriamo una buona visibilità sui media che una volta tanto potranno evidenziare le buone notizie».

Voi citate i nuovi strumenti di partecipazione che consentono di ricucire lo scollamento tra cittadini e amministrazioni centrali e locali. Che cosa intendete esattamente?
«La democrazia partecipata appunto, sviluppata secondo le più moderne tecniche di ascolto dei cittadini. Le faccio l’esempio di Tornino, dove per prendere una decisione su una nuova discarica ci sono voluti 17 mesi, durante i quali però sono stati coinvolti tutti gli stake holders che hanno dibattuto le varie ipotesi fino alla decisione finale».

Eppure in Italia si continua a viaggiare secondo la logica decidi-annuncia-difendi.
«Il problema è esattamente questo ed è un problema culturale: se noi contattiamo i cittadini dopo la definizione di un progetto, otterremo il punto su una decisione già presa. Questo non va più bene, così come non va bene la sindrome Nimby».

Qual è la differenza tra la filosofia che sta alla base di Pinby e la “marcia dei 40mila” proposta nei giorni scorsi da Di Pietro per sostenere il piano del governo sulle infrastrutture?
«La nostra iniziativa non è né a sostegno di un governo piuttosto che ad un altro, né riferita a singole questioni come quella di Di Pietro, bensì è rivolta a sostenere il paese per competere sullo scenario internazionale del G8. Questa è la nostra risposta a quelli che vogliono che ci fermiamo e che non facciamo nulla di nuovo. Di Pietro in questo caso può portare avanti una visione simile alla nostra, diverso è il modo di affrontarla».

Non trovate un po’ di contraddizione in questa sorta di crociata dopo che lo stesso Di Pietro è riuscito a fermare un progetto di parco eolico offshore proprio davanti al suo “giardino”, le coste molisane?
«Confesso che non conosco bene la questione, ma non mi stupisco perché sarebbe l’ennesima riedizione dell’ipocrisia dei nostri politici, in questo caso potremmo forse parlare di sindrome Nimby ad personam. Comunque ribadisco che noi facciamo un lavoro ben diverso, andando a scovare amministrazioni virtuose e quali sono le ragioni del loro successo».

Chicco Testa, lei personalmente che cosa ne pensa dell’allegato infrastrutture al Dpef?
«Non lo conosco nel dettaglio, ma in ogni caso il problema è un altro, ovvero che in molti ritengono che non sia centrale la riduzione del debito pubblico. Quando si parla di debito pubblico, il differenziale del costo degli interessi è pari a circa 30 miliardi all’anno. Soldi che la Francia o la Germania possono reinvestire, mentre noi dobbiamo usarli per pagare gli interessi».

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