[12/07/2007] Urbanistica

Allianz, Wwf e comune di Grosseto fanno l’oasi a San Felice

GROSSETO. Da oggi il gruppo Allianz, con il patrocinio del Comune di Grosseto e adottando i criteri di gestione delle oasi del Wwf, si occuperà di proteggere i 50 ettari della sua tenuta di San Felice, un lembo di costa fatto di dune e di una pineta costiera. L’oasi sarà affiliata alla rete di aree tutelate dal Panda, quindi rimarrà un’area privata dove Allianz condurraà tutte le attività in maniera compatibile con la conservazione della biodiversità e dei paesaggi naturali.

«Il progetto del Wwf – spiega il presidente onorario Fulco Pratesi - è di creare un sistema di oasi affiliate che pur non disponendo degli strumenti e degli obblighi del sistema delle aree protette ufficiali, ne condivide alcune caratteristiche e funzioni. Pensiamo sia fondamentale coinvolgere i privati, e le aziende che possono giocare un fondamentale ruolo di traino, nella conservazione diretta della natura: c’è infatti un’Italia naturale che si è mantenuta grazie all’intuizione e alla capacità di molte famiglie che condividono i nostri valori».

Successivamente Allianz e Wwf concorderanno con la provincia di Grosseto, che già tutela San Felice, azioni strategiche e funzionali per mantenere questo prezioso ambiente costiero. L´inaugurazione dell´oasi San Felice avverrà nella primavera del 2008, in occasione della giornata delle oasi del Wwf.

«L’oasi San Felice – spiega il Wwf - è certamente punto di pregio di quel sistema dunale della Maremma, che rappresenta uno dei tratti più lunghi e meglio conservati del litorale tirrenico. Si presenta ancora integro e ospita un’interessante flora delle sabbie, una zona umida costiera lambisce l’area meridionale. Verso l’interno, si trova la zona della duna consolidata, colonizzata da arbusti e cespugli di macchia mediterranea, fino poi arrivare a riconoscere l’andamento delle vecchie dune ‘fossili’».

L’associazione ambientalista sottolinea l’importanza e l’urgenza di tutelare gli ambienti costieri dalle attività umane distruttive e dai cambiamenti climatici: «si è calcolato che su circa 8000 chilometri di costa, soltanto 362 aree sono risultate libere, cioè non interessate da insediamenti umani, per un totale di circa 2200 ettari. Dunque il 29% delle coste è integralmente libero, il 13% è oggetto di occupazione parziale, il 58% di occupazione estensiva. Il 42% delle spiagge italiane è in erosione, soprattutto a causa della carenza di sedimenti dovuta alla costruzione di sbarramenti, al dragaggio di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali e alla costruzione di porti e strutture che bloccano l’arrivo al mare dei sedimenti in grado di ricostruire la spiaggia erosa. Un approccio devastante in un paese in cui 33 aree costiere, per un totale di 4.500 chilometri quadrati, sono a rischio, come si afferma in uno studio sulla vulnerabilità climatica del nostro Paese».

Gli ambientalisti individuano 10 spiagge selvagge «che rappresentano il meglio di ciò che è rimasto in Italia» e quindi da preservare ad ogni costo: Il parco Migliarino San Rossore, le dune della maremma toscana, il parco del Circeo, il delta del Po, la costa ionica lucana, la riserva naturale di Torre Guaceto in Puglia, quella di Torre Salsa in Sicilia, la costa di Vendicari e Capo Passero sempre in Sicilia, l’area di Piscinas – Pistis e quella di Porto Pino in Sardegna.

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