[12/07/2007] Parchi

L’Arci Caccia chiede di bloccare il decreto sulle Zps

LIVORNO. La caccia è chiusa, ma già si pensa alla prossima riapertura e il problema eternamente irrisolto sembra quello delle zone di protezione speciale (Zps) per le quali l’Unione Europea ha più volte bacchettato governo e regioni chiedendo norme più stringenti e la fine delle deroghe per la caccia a specie protette a livello comunitario. Ma anche qui l’Italia si dibatte nella palude di decreti allegati alla finanziaria fatti decadere, riproposizioni, ritirate strategiche, proteste di ambientalisti che richiamano direttive comunitarie e sentenze della Corte di Giustizia Europea e cacciatori e regioni che pretendono deroghe ed autonomia.

A preoccuparsi per le nuove determinazioni in questo campo prese recentemente dal governo è anche l’associazione di cacciatori più dialogante e che non ha partecipato alle proteste di piazza venatoria contro il decreto che escludeva le deroghe nelle Zps. Il presidente nazionale Arcicaccia, Osvaldo Veneziano, ha scritto una lettera ad Enzo Russo, assessore regionale all’agricoltura della Puglia e coordinatore delle regioni italiane per l’agricoltura e l’attività venatoria nella Conferenza Stato Regioni, per stigmatizzare la nuova iniziativa del ministero dell’ambiente su caccia e Zps.

«Il decreto del 7 giugno scorso sui criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zsc (zone speciali di conservazione) e Zps (zone di protezione speciale), proposto dal ministero dell’Ambiente – scrive Veneziano - sta sottraendo alle Regioni l’autonomia nelle politiche agricole e nella gestione faunistica. Il provvedimento marginalizza regioni, ministero delle politiche Agricole, l´associazionismo e penalizza strumentalmente la caccia. Ci appelliamo alla Conferenza Stato Regioni perché intervenga, per contrastare gli espropri e le forzature introdotte dalla bozza di decreto. Auspichiamo inoltre che anche quegli assessorati regionali che hanno responsabilità per l’attività venatoria e che, ad oggi, non hanno saputo opporsi a normative ideologiche e faziose, facciano sentire la loro voce per non essere correi di atteggiamenti centralistici e vessatori».

L’Arci Caccia aveva già rimarcato la mancata concertazione, da parte del ministero dell’ambiente, che non avrebbe consultato le associazioni venatorie, si sarebbe così emanato «un decreto che non tiene conto dell’ordine del giorno approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso dicembre».

Già nei giorni passati, con un appello al ministro per gli affari regionali Lanzillotta, Veneziano aveva sottolineato che «la non conformità del decreto del ministero dell’ambiente ai contenuti sostenuti dal Parlamento produrrà in particolare tensioni e difficoltà in alcune regioni e province dove le giunte hanno dimostrato un positivo impegno nell’attività di gestione della fauna e di arricchimento del patrimonio faunistico. Conosciamo bene le difficoltà incontrate dal governo in ordine ai grandi problemi da risolvere nell’interesse del paese – concludeva Veneziano – riteniamo tuttavia che anche temi particolari pur non essendo la priorità meritino la dovuta attenzione. Si tratta di un argomento che coinvolge direttamente centinaia di migliaia di cittadini e che era già stato definito nel programma elettorale de L’Unione».

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