[11/07/2007] Energia

Silvestrini rilancia l´allarme Aie sul petrolio: «La consapevolezza ha superato le decisioni»

LIVORNO. L’Aie (l’Agenzia internazionale per l’energia) ha lanciato l’allarme: entro cinque anni resteremo a corto di petrolio. E lo ha fatto presentando un accurato studio dove si evidenzia come, al ritmo odierno di consumi e sulla base delle previsioni da qui al 2012, è molto vicino il momento in cui “la crescita della domanda sorpasserà al crescita dell’offerta di petrolio”. L’Aie prevede (scrive Repubblica) che i consumi, da qui a cinque anni, aumenteranno del 2.2 per cento l’anno, contro una stima del 2 per cento solo di pochi mesi fa: bruceremo - entro il 2012 - 95.8 milioni di barili di greggio al giorno contro gli 86 di oggi. E questo principalmente a causa dei consumi che saliranno sempre più in Cina e India.

Non solo, secondo l’Aie anche la disponibilità di metano farà fatica a tenere il passo sempre nel prossimi cinque anni. Urge quindi che l’Opec aumenti la produzione e soprattutto che si investa di più per garantire un’offerta che tenga appunto il passo con la crescente domanda.

Ne abbiamo parlato con Gianni Silvestrini, direttore di Qualenergia e consulente del ministero dello sviluppo economico.

Silvestrini, qual è il valore di questo documento e di questa posizione presa dall’Aie?
«Facendo in particolare riferimento all’intervista a Fatih Birol, direttore degli Studi Economici all´Aie, la prima cosa che fa riflettere è proprio la fonte. L’Aie è sempre stata molto cauta e il fatto che sia uscita allo scoperto reclamando attenzione dai governi per dir loro che non hanno capito quanto questa crisi sia seria, è un segnale che ormai la consapevolezza della situazione è arrivata a livelli più alti dell’analisi e delle decisioni».

Quali saranno le prime conseguenze?
«Prezzi sempre più alti del petrolio. E’ infatti una situazione che fa prevedere che entro 5-10 anni si toccherà il picco del petrolio non Opec. E questa situazione è resa ancora più critica, come dice appunto l’Aie che ricordiamo nasce proprio a seguito della prima crisi petrolifera, a causa dell’aumento dei consumi di greggio di Cina e India. Da qui la richiesta all’Opec di dire come stanno veramente le cose, perché sulle quantità di petrolio in Arabia c’è una certa opacità. Che cosa ci sia realmente in Arabia Saudita non si sa e c’è il forte rischio di una sovrastima, cosa che complicherebbe ancora di più il quadro. Questa situazione, però, unita agli obietti del 20 - 20 - 20 dell’Ue, disegna la cornice all’interno della quale ridefinire i vincoli sulle emissioni e fare il quadro del problema dell’approvvigionamento energetico. La crescita del prezzo del petrolio e anche del gas che sempre l’Aie dà in crisi nei prossimi cinque anni, ma anche, per motivi diversi, dell’uranio, avranno come conseguenza maggiori investimenti nelle rinnovabili e nel risparmio. Lo scenario quindi è di una crescita forte delle energie rinnovabili».

Ma non c’è il rischio che gli investimenti vengano fatti non sulle rinnovabili o sul risparmio energetico, bensì sulla ricerca di nuovi pozzi?
«No perché semmai il rischio che viene intravisto è quello che sia l’Opec a non investire nella ricerca di nuovi pozzi. Riassumendo gli elementi su cui riflettere sono: chi lancia l’allarme, ovvero siamo ai massimi livelli; che questo porterà a prezzi sempre più alti; la necessità di una maggiore chiarezza sui dati delle quantità di greggio dei paesi dell’Opec; le grandi prospettive che si confermano per la crescita delle rinnovabili».

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