[11/07/2007] Acqua

La Cassazione: non è reato rubare l´acqua pubblica

LIVORNO. Il furto delle acque pubbliche non è punibile con sanzione penale perché non è reato. Lo afferma la Corte di Cassazione nella sentenza 25548 del 2007: chi preleva acqua pubblica per uso industriale senza la dovuta autorizzazione è tenuto soltanto al pagamento di una somma di denaro che va da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 30.000 euro.
La Corte annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di furto aggravato perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, e trasmette gli atti relativi alla competente autorità amministrativa.

La Suprema Corte è arrivata a tale conclusione attraverso l’analisi comparata fra la disciplina sulle acque ed il codice penale ed ha riconosciuto la prima come norma speciale rispetto alla seconda. Le due norme, infatti, regolano la stessa materia (il prendere illegittimamente il bene di altro soggetto per tranne un vantaggio), ma la norma amministrativa si caratterizza per il fatto che ha per oggetto l’acqua pubblica e per finalità l’uso industriale della stessa. Cosa non prevista dalla norma generale.

Il Codice penale parla di beni mobili come l’energia elettrica e altre fonti di energia che abbia valore economico, ma non di acqua che anzi, secondo il legislatore sarebbe un bene immobile.

Tale sentenza riconferma ancora una volta la necessità di arrivare nel più breve tempo possibile all’introduzione di reati ambientali nell’ambito del codice penale che possano rendere possibile l’individuazione della sanzione penale da attribuire al trasgressore. Una base certa su cui anche gli operatori del campo possano muoversi senza possibili confusioni di applicazione o di interpretazione.
Ricorda, inoltre come le norme ambientali siano caratterizzate soprattutto da sanzioni di tipo amministrativo e dunque da sanzioni meno forti e meno incise di quelle penali.

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