[10/07/2007] Comunicati

L´informazione sui consumi d´acqua vittima della guerra dei sondaggi?

FIRENZE. La nostra, non vi è dubbio, è la società delle comunicazione, che è costituita di notizie, sondaggi, indagini, rapide ed incisive, che talvolta “bucano” i media ma che spesso durano lo spazio di una giornata. C’è una forte richiesta del dato, del “numero” a sensazione che non tarda ad essere servito. Pochi gli approfondimenti, scarse le analisi comparate specialmente in campo ambientale, e questo lo abbiamo più volte ricordato, ma quando ci sono, su quali numeri sono fondate? In pochi si preoccupano di come i dati sono raccolti e della loro qualità e veridicità, e se incorriamo talvolta per sbaglio in questo esercizio anche noi, ce ne scusiamo. Non fraintendiamo tutte le indagini sono attendibili (fino a prova contraria), ma a volte i conti proprio non tornano e sembra che ci si eserciti nel famoso gioco del tiro della coperta.

Pochi mesi fa (fine marzo) su Greenreport riportammo i risultati di un’indagine del Cra (Centro di ricerca dell’acqua) effettuato per l’associazione AquaItalia (Anima-Confindustria) che rivelava (dati 2006) come sette italiani su dieci (la percentuale è presto fatta) avessero adottato l’acqua del rubinetto come bevanda abituale. Ma leggendo meglio quanto riportato nel sito della società committente: «Oltre il 70% degli italiani, infatti, conferma di aver bevuto l´acqua di rubinetto durante gli ultimi 12 mesi. Addirittura un italiano su tre beve sempre o quasi sempre l´acqua di rubinetto (trattata o meno) preferendola alla minerale. (indagine Febbraio 2006)». Quindi, dato più plausibile, un italiano su tre (33,3%) beve abitualmente acqua del rubinetto.

I motivi? E’ economica, sicura, comoda e ciò ha indotto gli italiani ad avvicinarsi ai consumi di acqua dell’acquedotto simili a quelli dei Paesi del Nord America o di altri Paesi europei. Il mercato delle minerali sembrava se non in crisi, sicuramente in stagnazione. Nei giorni scorsi durante l’assemblea annuale di Mineracqua (i produttori di acque minerali) sono stati presentati i dati di un indagine di Eurisko-Panel service, sempre riferita al 2006 e commissionata dalla stessa associazione, in cui si afferma che il 98% degli italiani beve acqua in bottiglia, il settore delle minerali è in salute, +3,4% di fatturato rispetto all’anno precedente, con 12,2 miliardi di litri di acqua minerale venduti. Da questa indagine, per differenza, si percepisce che solo il 2% degli italiani consuma acqua del rubinetto. Gli istituti di ricerca sono entrambi qualificati, come i committenti, ma i conti non tornano, i dati sono in contrasto come del resto i commenti che ne scaturiscono (anche i nostri) portano a conclusioni differenti. Cosa comprende il lettore attento? Non molto purtroppo. Del resto non è facile dare numeri precisi su questo tipo di consumo ma incrociando vari indicatori almeno la tendenza dovrebbe essere simile, con “forchette” più ridotte.

Nel merito, noi crediamo che siano ancora molti gli italiani che bevono acque minerali per pregiudizio ingiustificato verso le acque del rubinetto, anche se rispetto a qualche anno fa una leggera flessione del settore c’è stata. Se vogliamo spostare una parte dei consumi di acque minerali verso quelle dell’acquedotto, deve essere sostenuto uno sforzo per migliorarle ancora in qualità organolettica oltre che fornire una corretta informazione. Comunque una bella fetta dei consumi rimarrà ancorato al settore delle minerali e quindi è necessario fare contabilità ambientale e ridurre l’impatto di questa filiera attraverso l’introduzione di “politiche” opportune: costi adeguati di concessione (ancora troppo bassi rispetto ai guadagni), bilanci idrologici di bacino, invito al consumo di acque minerali locali, introduzione di incentivi per favorire l’imbottigliamento in vetro, utilizzo del sistema di trasporto su rotaia. Un dato interessante, ma meno noto scaturito sempre dall’ultima assemblea di Mineracqua, rivela che il 18% delle acque minerali viene trasportato con il treno. E’ ancora poco ma è circa una percentuale tripla rispetto a quella di altri prodotti alimentari. Ed il numero lo prendiamo per buono. Come sempre.

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