[10/07/2007] Urbanistica

Asor Rosa a greenreport: «La questione dell´eolico è risolvibile»

LIVORNO. Prosegue il lavoro del coordinamento dei comitati Toscani che, sotto l’egida di Alberto Asor Rosa (Nella foto), chiede di essere maggiormente coinvolto nelle scelte del governo della Toscana. Almeno 114 comitati censiti in tutta la regione, con oltre 14mila aderenti e assemblee come quella di sabato scorso partecipatissime. Eppure ad oggi questo futuribile movimento rischia di configurarsi come una sommatoria spuria dei no.

Professor Asor Rosa, è vero che il percorso è ancora tutto da costruire, ma quali sono le iniziative e le strategie che caratterizzeranno il coordinamento nel prossimo futuro per evitare il rischio di sommatoria dei no?
«Ovviamente i comitati nascono dall’affermazione di un certo numero di negazioni nei confronti di politiche paesaggistiche decise dalle singole amministrazioni oppure da quella centrale regionale. Trovo comunque che ciò sia assolutamente legittimo: per difendersi è necessario dire dei no. In ogni caso nella grande maggioranza dei casi queste resistenze si accompagnano all’indicazione di soluzioni alternative. Gli esempi sono tanti».

Ce ne può fare un paio?
«A Prato un comitato molto rilevante si è battuto contro la desertificazione di una piazza che volevano trasformare in parcheggio e ha indicato con esattezza dove questo parcheggio poteva essere realizzato senza i danni e le distruzioni che il progetto comunale avrebbe provocato. Dall’altra parte della regione invece il famoso corridoio tirrenico da Civitavecchia a Livorno: il progetto regionale prevede una nuova autostrada che affianchi l’Aurelia. Non solo questo progetto viene criticato per l’effetto catastrofico, ma gli viene contrapposto un progetto di adeguamento stradale, più economico, più veloce da realizzare e con minori impatti. Francamente quindi non vedo il pericolo di una semplice sommatoria di no. Anche se è vero che ora si tratta di lavorare forte per affinare il messaggio».

Spesso avete ricevuto critiche perché all’interno del coordinamento c’era un comitato contro la realizzazione di una Moschea in Val d’Elsa. Il che equivaleva a dire in un certo senso che non esisteva alcuna discriminante sui meriti delle battaglie.
«Quel comitato è scomparso dall’elenco. Devo comunque aggiungere per correttezza che non si batteva contro l’insediamento della Moschea, ma contro la sua realizzazione in un punto preciso della Val d’Elsa. Non posso dire se questa spiegazione fosse vera o pretestuosa perché non ho avuto modo di controllare, in ogni caso questa era la loro posizione ufficiale».

Legambiente non ha aderito neppure all’ultimo incontro, a differenza di altre associazioni come Wwf, Italia Nostra, Fai… sostenendo di non poter far parte di un coordinamento dove si portano avanti anche posizioni diametralmente opposte alle loro. Lei cosa ne pensa?
«Con Legambiente ho rapporti personali ottimi. Nel caso della battaglia per Monticchiello per esempio è stata in prima linea fin dall’inizio. Ci tengo quindi ad avere rapporti ottimi con Legambiente anche se forse devo dire che francamente alcune dichiarazioni dei dirigenti toscani non mi hanno persuaso del tutto, perché è abbastanza ovvio che all’interno di un gruppo ci siano posizioni far loro discordanti, altrimenti saremmo tutti solo un’unica associazione».

Intanto però le divisioni tra le associazioni ambientaliste si fanno sempre più nette. Questo fenomeno deve farci preoccupare?
«Sicuramente non si tratta di una divisione positiva. Oggi esiste con enorme evidenza un problema di difesa del territorio e dell’ambiente, che va verso dimensioni anche sconosciute in passato. Sarei tentato di dire che - senza attribuirne la responsabilità a nessuno - si cada spesso nella volontà di difendere la propria identità anziché guardare alla sostanza dei problemi».

Senza entrare nel merito delle due questioni, in Toscana abbiamo oggi due proposte di moratoria per impianti di energia rinnovabile. Una riguarda l’eolico ed è portata avanti tra gli altri da Italia Nostra e Lipu e l’altra riguarda la costruzione di impianti ad oli vegetali (biomasse) da filiera lunga nel territorio toscano. Tutto questo perché ancora non esistono indicazioni regionali chiare, che devono arrivare dal Pier, il piano energetico regionale. Non pensa che questa potrebbe essere una battaglia da fare?
«Io penso che la questione delle energie rinnovabili andrebbe affrontata prima di tutto in una conferenza nazionale di tutte le organizzazioni ambientaliste, uscendo così da questa specie di gara reciproca a veti incrociati. La materia è di tale importanza che non può essere lasciata ai singoli enti del territorio ed effettivamente in questo campo manca un indirizzo chiaro e definito che consenta di indicare soluzioni che valgono per tutti. Io quindi considererei un passo in avanti di notevole importante questa conferenza nazionale delle associazioni ambientaliste».

Prima ancora di un’iniziativa legislativa a livello nazionale o quantomeno regionale?
«Penso di sì. Le faccio l’esempio più semplice che è quello dell’eolico. Da parte dei sostenitori ambientalisti si mette in rilievo che l’eolico produce energia non sporca. Da parte dei contrari ambientalisti, si mette invece in luce che l’installazione delle pale in una regione come la Toscana sarebbe distruttiva per il paesaggio e che non ci sia vento sufficiente. Io dico soltanto che si tratta di una questione che se affrontata tecnicamente e tecnologicamente dalle associazioni ambientaliste può essere risolvibile al di là delle contrapposizioni che oggi ci sono».

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