[29/06/2007] Comunicati

Toscana: il Pil cresce, e la sostenibilità?

FIRENZE. Utilizziamo bene il “tesoretto toscano”. Questa in sintesi l’invito del presidente Martini a commento dei dati del rapporto consuntivo 2006 sulla situazione economica nella nostra Regione. I numeri parlano chiaro: dopo quattro anni di bassa crescita, mediamente dello 0,2% del Pil, si passa a un incremento del +1,7% rispetto all’anno precedente. Certo la performance è stata aiutata dalla congiuntura internazionale, cioè da circostanze esterne favorevoli, in particolare dal motore tedesco che ha ricominciato a rombare e che ha favorito tutta l’economia europea (crescita UEM del Pil del 2,7%) e, inoltre, dal mancato rallentamento dell’economia statunitense. Ma al di là di questo il dato, anche se i tecnici invitano alla prudenza, è comunque positivo.

Nel merito: bene le esportazioni all’estero, dove il settore metalmeccanico risulta il più dinamico, bene il turismo e la ripresa degli investimenti aumentati soprattutto nella componente dei macchinari. Dopo 17 trimestri di calo torna a crescere la produzione industriale (che va meglio del terziario) in tutti settori del manifatturiero, ma in particolare nel settore della meccanica e della chimica. Cresce in modo modesto, ma comunque cresce, anche l’agricoltura. Ridotto il tasso di disoccupazione, che si colloca ai minimi storici (4,8%), tra l’altro con un innalzamento dei profili professionali richiesti dalle imprese.

Tutto rose e fiori? Non proprio, come ricordava anche il direttore dell’Irpet. La ripresa è ancora debole nella sua intensità e il dato emerge dal confronto con il corrispettivo nazionale (+1,9%), ma soprattutto da quello con la Germania (+2,7%) o da quello con la regione Emilia Romagna (+2,6 %) e con il nord est. Cioè siamo in ritardo rispetto ai competitori sui mercati. I motivi del freno sono dovuti alla stagnazione della spesa della pubblica amministrazione, che interessa tutto il Paese, e dall’eccessiva dipendenza dall’estero, in particolare per alcune produzioni ad alto contenuto di importazione, che sono alimentate dall’aumento della domanda finale che non favorisce invece nuova produzione regionale. Gli analisti evidenziano che questo aspetto è più marcato in Toscana rispetto ad altre parti del territorio nazionale.

Fin qui i dati valutati con il solito metro del Pil. Purtroppo nessun accenno ai nuovi indicatori che mettano in relazione crescita economica e benessere sociale e ambientale come ad esempio l’Isew (Index of sustainable economic welfare-vedi Greenreprt del 4 aprile 2007). I dati di questo indice che integrano e correggono le informazioni del Pil, ci dicono che esiste una minore sensibilità del benessere percepito dalla popolazione rispetto alla crescita economica. Ricordiamo che il dato Toscano riferito al 2003 (anno di stagnazione) riportava un gap del 30% tra Isew e Pil, cioè parte della ricchezza non si traduceva in benessere.

Sarebbe interessante sapere se in questo nuovo quadro il gap aumenta, diminuisce o rimane costante. L’altro aspetto, poco sottolineato, riguarda il famoso decoupling, cioè il disaccoppiamento che mira a scollegare la crescita economica dagli impatti sull’ambiente e che si ottiene con la programmazione di politiche orientate alla sostenibilità. Il presidente Martini ha ribadito le priorità per il governo della regione da attuare in questo contesto: piano energetico, riorganizzazione dei servizi pubblici locali, piano sanitario, sviluppo delle infrastrutture.

Pur ammettendo che qui si riescano ad attuare politiche di sostenibilità, oggi la ripresa è sostanzialmente dovuta ad industria e turismo. Siamo sicuri di aver dato almeno inizio a processi di decoupling? L’ultimo aspetto riguarda la produzione di materia e gli scarti di processo e di prodotto: i rifiuti. La produzione è aumentata anche a Pil praticamente fermo. Che succederà ora? Lo sforzo per raggiungere gli obiettivi ambiziosi previsti al 2010 dal Praa crediamo che debba essere aumentato, perché i flussi di materia e di energia (almeno dall’estero) continuano.

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