[29/06/2007] Trasporti

Federmetano: «Ecco la nostra proposta per il self service anche in Italia»

LIVORNO. Tra gli interventi previsti dal Dpef nel settore dei trasporti per raggiungere gli obiettivi di Kyoto che mirano ad ottenere un taglio complessivo delle emissioni di oltre 70 milioni di tonnellate, c’è anche un punto dedicato alla questione del metano per autotrazione, che attualmente è il combustibile meno inquinante e immediatamente utilizzabile, almeno nella fase di transizione verso i biocombustili e in prospettiva verso il vettore idrogeno.

«Facilitazione di accesso alla rete di distribuzione di gas metano a uso di autotrazione» si legge nel Dpef e in effetti la rete italiana, pur essendo raddoppiata rispetto al 2002, risente ancora di grandi aree del Paese scoperte.

«Tutto ciò che va nella direzione di incentivi per la rete distributiva va letta in modo positivo – spiega il presidente di Federmetano Paolo Vettori – Speriamo però che si passi dalle parole ai fatti, perché il ministero dell’ambiente ha messo in cantiere molte iniziative in questi anni, ma la maggior parte sono rimaste sulla carta, come per esempio il protocollo dell’anno scorso».

Ci disegna la situazione italiana del metano per autotrazione?
«Attualmente sono 576 gli impianti in funzione in Italia, ma con quelli in programma e in fase di autorizzazione arriviamo a 780. Per quanto riguarda le auto alimentate a metano dovremmo attestarci sui 380mila veicoli. Effettivamente grazie agli ecoincentivi nei primi 5 mesi del 2007 abbiamo venduto lo stesso numero di auto a metano vendute del 2006. Noi risentiamo ancora della dismissione del metano che si è verificata contestualmente al boom del diesel alcuni anni fa, ma oggi il confronto è tutto a nostro favore sia economicamente che ambientalmente».

Cos’è che vi preoccupa allora?
«Ci sono due grossi temi da affrontare: il primo punto riguarda i nuovi operatori che stanno entrando sul mercato e che quasi sempre vengono solo per vendere il metano, senza curarsi di tutta la filiera che c’è dietro. Noi invece vogliamo fare il mercato, curando la distribuzione, ma anche l’assistenza, la rete delle officine, la produzione impiantistica… La seconda cosa è che con la liberalizzazione noi abbiamo chiesto che vengano introdotti criteri certi e precisi per sviluppare la rete. Perché se questi criteri non vengono stabiliti, gli operatori nuovi vanno dove c’è già il mercato, lasciando scoperte le zone più deboli in fatto di rete impiantistica. È un dovere istituzionale per introdurre criteri. Quindi ben venga la liberalizzazione, ma a patto che i nuovi distributori si facciano n via prioritaria dove non cene sono, e successivamente andando a implementare le zone già coperte».

In Germania e in molti altri Paesi europei il metano si fa self-service, come per tutti gli altri combustibili. Perché in Italia non è possibile e perché talvolta si sente dire che Federmetano non è d’accordo con il self-service?
«Non è vero. Noi siamo favorevoli al self-service e infatti lo abbiamo chiesto ufficialmente nell’ottobre scorso. Pensiamo che debba entrare nel mercato la possibilità di rifornirsi autonomamente, ma riteniamo che sia necessario procedere a step: in una prima fase cioè il self-service deve essere introdotto ma presidiato, e quindi utilizzato nelle ore di apertura dell’impianto. Pensiamo quindi che serva il buon senso e che si debba prima educare sia il nuovo venditore che il nuovo cliente di metano. Questa è la proposta che abbiamo avanzato al ministero degli interni, che ha attivato su questo tema un gruppo di lavoro impegnano nell’elaborazione del decreto che autorizzi anche in Italia l’apparecchiatura per l’erogazione self-service».

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