[28/06/2007] Rifiuti

Cantoni (Arpat) sulle spese verdi degli enti: «Senza sistema sanzionatorio, intervento Agenzia vano»

LIVORNO. Tutti parlano di riduzione dei rifiuti e una delle strade maestre è quella di riadoperare i materiali derivati dalle raccolte differenziate, che vengono riciclati in nuovi prodotti. Ci sono leggi (gpp) che lo impongono a tutti gli enti pubblici per una misura di almeno il 30% rispetto al totale degli acquisti, ma le istituzioni non osservano queste leggi. Non le osservano anche perché nessuno le controlla e nessuno quindi può essere sanzionato.

Ma c’è di più: ci sono anche aziende che riciclano materiali da raccolta differenziata e che commercializzano poi nuovi prodotti interamente riciclati, che sono compartecipati o sono partner dei Comuni stessi. Ma anche in questo caso quando si potrebbero per esempio acquistare arredi da giardino fatti con la plastica raccolta nella stessa città e trasformata in nuovi prodotti da aziende compartecipate, si preferisce invece andare a comprare arredi in legno o in plastica vergine.

Chi potrebbe forse controllare le spese verdi degli enti è l’Arpat, ma senza un sistema sanzionatorio sarebbe praticamente inutile. «Innanzitutto occorre premettere che le norme in questione – spiega il direttore dell’Arpat Toscana Sonia Cantoni (Nella foto) - non prevedono un sistema di sanzioni, né penali, né amministrative, e neppure sistemi di disincentivi fiscali o di riduzione dei finanziamenti pubblici agli enti che non adempiono agli obblighi previsti. Senza un sistema sanzionatorio, l’intervento dell’Agenzia è vano. Anche perché il decreto ministeriale n. 203 del 2003 rimanda alle Regioni l’indicazione degli enti obbligati ad acquistare beni ottenuti da materiale riciclato, ma le Regioni ancora non hanno indicato i “soggetti obbligati”».

Arpat comunque è impegnata direttamente negli “acquisti verdi”, «sia nell’integrazione di criteri di sostenibilità ambientale e sociale nei propri appalti – continua la Cantoni - sia nella loro promozione verso gli enti locali toscani, attraverso attività di educazione e formazione».

Arpat fa inoltre parte del tavolo di lavoro che ha predisposto la bozza del piano d’azione nazionale gpp previsto dalla finanziaria 2007, che sta per essere approvato da tre ministeri: Ambiente, Economia e finanza e Sviluppo economico.
La Commissione europea ha infatti chiesto agli Stati Membri di dotarsi di piani d’azione nazionali sul gpp, ma secondo le indicazioni date dalla stessa Commissione, i piani d’azione non contengono obblighi: solo misure di promozione (criteri ambientali “minimi”, obiettivi da raggiungere, formazione, monitoraggio, incentivi fiscali, ecc.).

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