[26/06/2007] Urbanistica

«Riqualificazione energetica degli edifici, follia non considerare i consumi estivi»

LIVORNO. La 56esima assemblea generale dell’Andil Assolaterizi, (associazione di categoria aderente a Confindustria che rappresenta oltre 200 unità produttive di murature, solai, coperture, rivestimenti e pavimentazioni) ha messo al centro del proprio dibattito annuale un unico argomento: la sostenibilità ambientale.

Al direttore della divisone tecnologica di Andil, Gianfranco Di Cesare (Nella foto), chiediamo perché una categoria di imprenditori ha deciso di dedicare l’intera sua assemblea nazionale all’ambiente?
«Non siamo noi ad aver scelto questo tema, ma sono i fatti, le circostanze che ci circondano: oggi si ricomincia a parlare di black out, di gente che muore di ipertermia, di temperatura a 45 gradi… Ormai l’ambiente e l’energia sono temi che permeano il fare, la società, la politica e le varie normative, il protocollo di Kyoto, il sistema delle emission trading sono riferimenti che nessuno può più ignorare».

Cosa può fare il vostro settore sul fronte della sostenibilità?
«Moltissimo. Se è vero che le stime assegnano un 40% del totale delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica proprio al settore delle costruzioni (dato che invece Nomea, vedi altro articolo di greenreport, in parte riduce, ndr). Quindi la domanda da porsi è cosa può fare l’edilizia per ridurre l’impatto ed essere più sostenibile? Per me significa che una volta realizzata, una cosa, mantiene nel tempo le prestazioni senza necessità di ulteriori accorgimenti, che dura più possibile, che abbia le minori esigenze di manutenzione, che richieda il minimo di energia lungo tutta l’arco della sua esistenza e che al termine della vita possa essere riciclata o comunque avere un impatto sull’ambiente minimo».

Anche se in ritardo, l’Italia si sta comunque muovendo. Sono finalmente al via le nuove procedure in termini riqualificazione e certificazione energetica degli edifici.
«Appunto, il problema è che la normativa 192 e il 311 che è il decreto che l’ha raffinata, fa riferimento solo ai consumi invernali e la certificazione parlerà solo di quelli. Questa è una follia, perché in un paese mediterraneo come il nostro e il caldo di questi giorni lo dimostra, i consumi estivi possono essere sei volte quelli invernali. Certificare una casa solo su parametri invernali non solo è una follia, ma è anche una truffa, perché chi sceglierà una casa con certificazione di classe A pensando di aver fatto una scelta ambientalista, alla prima estate sarà costretto a mettere i condizionatori e a consumare molto più del previsto».

Ma avete fatto proposte concrete e correttive al governo?
«Sicuramente, chiediamo di riparametrare gli indicatori sulle trasmittanze termiche delle pareti e sul fabbisogno complessivo. Inoltre proponiamo da tempo, come del resto hanno già fatto moltissimi comuni nei loro regolamenti edilizi, lo scomputo dei muri dalla cubatura complessiva, altrimenti il proprietario tenderà sempre a fare mura più sottili e ad aver bisogno poi degli accorgimenti tecnici per sopravvivere al caldo».

Voi chiedete regole più precise alla politica quindi. Eppure proprio il presidente di Confindustria ha più volte sostenuto che la politica deve interferire il meno possibile con l’economia e i settori produttivi.
«Si, noi le chiediamo al legislatore, sulla base di aspetti e prove inoppugnabili. Abbiamo recentemente affidato al politecnico di Milano una ricerca che ha dimostrato che a parità di tutto il resto, una copertura mediterranea rispetto a una leggera può consumare fino al 30% in meno. E se questo 30% lo moltiplichiamo per le 400mila abitazioni fatte ogni anno...».

Non pensa che ci sia anche un problema di quantità? Io posso fare anche la casa più efficiente del mondo, ma se ne faccio tante avrò comunque un impatto non indifferente sull’ambiente.
«E’ vero, però questo ragionamento esula un po’ da quello che stavamo facendo. Mi spiego, quando io valuto un manufatto edilizio, qualsiasi sia, devo valutarlo complessivamente, sommando il costo economico ed energetico della produzione, quello dell’esecuzione dell’opera, quello dell’utilizzo e della sua manutenzione e infine anche il costo della sua dismissione. Le case in laterizio sono pressoché eterne e indistruttibili: se va ad Ostia antica trova ancora case abitate di 4 piani che risalgono ai romani, mentre invece a Milano hanno dovuto già restaurare dopo 30 anni l’edificio della fiera, bellissimo e in cemento armato, fatto da un grande architetto. Un altro esempio sono le case americane. Lei è così sicuro che se passa un uragano in Italia spazza via città intere? Io no, è che in America anche le case sono usa e getta. La sostenibilità di un prodotto si misura prima di tutto da quanto dura nel tempo».

Lei rappresenta gli imprenditori del laterizio e chiede che le case abbiano muri più spessi, coperture più solide… insomma, chiede che si usino più laterizi in nome della sostenibilità…
«E’ vero che sono parte in causa. Però noi diciamo cose reali, suffragate dai fatti. E noi seguiamo 3 regole base: comunicare in modo chiaro, comunicare in modo scientifico cioè sulla base di dati, ricerche, sperimentazioni e non su teorie evanescenti; comunicare testimonianze, portando cioè fatti ed esempi concreti. Una delle mission di Andil è quella di strappare dai cassetti della ricerca questi dati e divulgarli in pillole al mondo. Perché è inutile aver capito in 300 cos’è la sostenibilità, per incidere davvero bisogna essere milioni di persone».

Torna all'archivio