[26/06/2007] Comunicati

Namea, integrare conti ambientali e conti economici si può

LIVORNO. Dal 1990 al 2003, l’80% circa delle emissioni di inquinanti «ad effetto serra» e il 90% circa delle emissioni all’origine del fenomeno dell’«acidificazione» sono stati generati dalle attività produttive nel loro insieme, mentre la parte restante è attribuibile alle attività di consumo delle famiglie relative soprattutto al trasporto privato, al riscaldamento domestico e agli usi di cucina. E’ questa la prima riassuntiva indicazione che fornisce il conto satellite Namea (National accounting matrix including environmental accounts), ossia la matrice di conti economici nazionali integrata con conti ambientali.

Considerando i singoli inquinanti atmosferici - si legge nel documento diffuso dall’Istat - in alcuni casi (metano, ammoniaca, ossidi di zolfo, e protossido di azoto), le attività economiche causano la quasi totalità delle emissioni (98% circa nella media del periodo considerato per i primi due inquinanti, rispettivamente 96% e 93% per gli altri inquinanti). Nel caso di CO2, ossidi di azoto e PM10, le famiglie contribuiscono con quote significative al totale delle emissioni (22% nel caso dei primi due inquinanti e 15% per il terzo), anche se il ruolo delle attività economiche risulta comunque dominante.

Sono invece le famiglie a causare la maggior parte delle emissioni di composti organici volatili non metanici (Covnm), a partire dalla seconda metà degli anni ´90 e, in misura crescente, del monossido di carbonio (dal 55% del 1990 a oltre il 70% nel 2003). Fino al 2001 – continua il documento - anche il piombo rientrava tra gli inquinanti cui contribuivano maggiormente le famiglie attraverso il consumo della benzina per il trasporto privato; a partire dal 2002, invece, con la diffusione della benzina senza piombo, le emissioni di questo inquinante sono state causate esclusivamente da alcuni processi industriali.

I dati Namea consentono di effettuare confronti tra i dati economici e le corrispondenti pressioni sull´ambiente naturale non solo per l´economia nel suo complesso ma anche per quanto concerne distintamente le diverse attività economiche. Per i settori "Agricoltura, silvicoltura e pesca", "Energia elettrica, gas e acqua", "Trasporto" e, in misura inferiore, "Attività manifatturiere" la quota di emissioni nel corso del periodo considerato risulta superiore rispetto al contributo all´economia nazionale, per i settori delle "Costruzioni" e delle "Altre attività di servizi" si verifica l´inverso. Nel caso delle attività di "Commercio, alberghi e ristoranti" tale relazione appare invertita alla fine del periodo.

Il settore "Agricoltura, silvicoltura e pesca" contribuisce alla produzione nazionale con una quota che è passata da circa il 3% nel 1992 a circa il 2% nel 2003 e alla creazione complessiva di valore aggiunto con una quota è passata dal 3,5% nel 1992 al 2,5% nel 2003; le unità di lavoro del settore, che costituivano l´8% circa del totale nazionale nel 1992, sono scese nel 2003 a circa il 6%. Il contributo alla pressione sull´ambiente esercitato dal settore si attesta su valori significativamente più elevati rispetto al contributo alla creazione di valori economici.

Per il settore "Estrazione di minerali" la pressione ambientale significativa osservata è quella costituita dal prelievo diretto di risorse naturali; si tratta, in particolare, del prelievo di combustibili fossili - interamente effettuato nell´ambito delle attività appartenenti al settore - nonché di minerali (96% circa del prelievo complessivo nella media del periodo). Molto basse, con valori quasi sempre inferiori all´1%, le quote di emissioni atmosferiche del settore per tutti gli inquinanti considerati.

Con riferimento al settore "Energia elettrica, gas e acqua", si osserva come, a fronte di un contributo mediamente contenuto del settore a produzione, valore aggiunto e occupazione, il peso del settore stesso risulta molto più elevato per quanto riguarda le emissioni della maggior parte degli inquinanti considerati. Per tutti gli inquinanti cui il settore contribuisce in modo significativo, all´origine delle emissioni vi sono i processi di produzione dell´energia elettrica; fa eccezione soltanto il metano, generato prevalentemente da perdite nella distribuzione del gas. Si osserva un andamento divergente tra il peso delle emissioni di gas responsabili dell´effetto serra - aumentato, seppur moderatamente, nel periodo considerato - e quello delle emissioni di inquinanti che sono all´origine del fenomeno dell´acidificazione, che appare significativamente decrescente. Il settore è inoltre responsabile del 100% del prelievo diretto di vapore endogeno.

Le "Costruzioni" hanno costituito, mediamente nel periodo considerato, il 6% circa della produzione nazionale, il 5% del valore aggiunto e quasi il 7% della occupazione, mentre il contributo del settore all´effetto serra e al potenziale di acidificazione è risultato inferiore all´1%. L´unico caso in cui la quota delle emissioni attribuibile al settore è in linea con il contributo alla creazione di valori economici è costituito dai Covnm, per i quali il contributo del settore alle emissioni è passato da meno del 5% del 1992 ad oltre il 10% del 2003; le emissioni di Covnm sono causate soprattutto dalla verniciatura degli edifici e dalla pavimentazione stradale con asfalto (18% circa). Il settore è inoltre responsabile di una quota del prelievo complessivo di minerali pari al 4% in media nel periodo considerato.

Nel caso del settore "Commercio, alberghi e ristoranti", le quote relative alle emissioni di alcuni inquinanti - connesse principalmente ai processi di trasporto e alle perdite nella distribuzione di benzina - erano all´inizio del periodo superiori al peso che il settore aveva in termini economici. Una significativa riduzione nel corso del tempo dell´ammontare delle emissioni ha quindi determinato a partire dal 1999, a fronte di variazioni non significative del contributo fornito dal settore alle grandezze economiche, quote delle emissioni inferiori per tutti gli inquinanti al contributo a valore aggiunto, produzione e occupazione.

Il contributo percentuale alle emissioni di inquinanti atmosferici del settore "Trasporto" è aumentato nel periodo 1992-2003 per quanto riguarda gli inquinanti che concorrono a determinare il fenomeno dell´acidificazione (dall´11 al 13% nel complesso) e, in minor misura, per PM10 e protossido di azoto, mentre si sono ridotte le quote relative alle emissioni di piombo, monossido di carbonio e Covnm. Le diverse modalità di trasporto incidono in modo diverso sulle emissioni dei vari inquinanti. Le emissioni di ossidi di azoto, monossido di carbonio, CO2 e PM10 provengono soprattutto dal trasporto su strada di passeggeri e di merci (rispettivamente 55% circa, oltre 70%, quasi 60% e oltre 70% nella media del periodo) ma anche dal trasporto marittimo nazionale e internazionale (quasi 30% per ossidi di azoto, intorno al 20% per monossido di carbonio e PM10 e 15% circa per CO2). Alla generazione di CO2 concorre anche il trasporto aereo in misura pari a circa il 20%.

Al peso elevato di "Altre attività di servizi" per quanto riguarda produzione, valore aggiunto e occupazione - rispettivamente 33%, 47% e 38% -corrisponde un peso del settore in termini di emissioni altrettanto elevato solo per quanto riguarda il metano (circa 30%), inquinante generato dallo smaltimento dei rifiuti in discarica.

Nella Namea vengono attribuite alle famiglie le pressioni sull´ambiente direttamente derivanti da attività svolte dalle famiglie stesse; nel caso dell´inquinamento atmosferico sono particolarmente rilevanti le emissioni dovute all´uso di combustibili per il trasporto privato (le emissioni dovute all´uso di mezzi pubblici di trasporto sono invece attribuite alle imprese che effettuano servizi di trasporto) nonché per il riscaldamento e per cucinare; causano inoltre emissioni, anche se in misura minore, altre attività quali la verniciatura e l´uso di solventi. A fronte del peso molto elevato delle componenti di trasporto e riscaldamento sulle emissioni complessive delle famiglie, risulta piuttosto contenuto il peso delle spese sostenute dalle famiglie per lo svolgimento delle attività che hanno causato le emissioni stesse, ossia le spese per "Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto personali" e per "Energia elettrica, gas e altri combustibili"; tali voci rappresentano una quota dei consumi complessivi delle famiglie che varia tra il 3 e il 4% nel periodo considerato.

Namea dunque consente di leggere congiuntamente e mettere a confronto alcuni aggregati socio-economici particolarmente significativi – produzione, valore aggiunto, consumi finali delle famiglie e occupazione – riferiti ad attività produttive e di consumo, con i dati relativi ad alcune pressioni che le stesse attività comportano sull´ambiente naturale. Potrebbero, quindi, essere parte di quegli indicatori necessari per poter misurare la sostenibilità ambientale. Il problema, infatti, non è la mancanza di indicatori, ma la loro disomogeneità (vedi Agenda XXI, Emas ecc.). E servirebbe che il governo allineasse gli indicatori e imponesse la contabilità ambientale (e quindi anche bilanci ambientali) come impone quelli finanziari e economici. Altrimenti queste interessanti e cogenti analisi rischiano di rimanere studi di cui quasi nessuno si occupa. Basti vedere che sono usciti ieri e nessun media nazionale se ne è occupato. Pensiamo invece se fossero stati nuovi dati sul Pil anche se trimestrali e con scostamenti dello zero virgola…

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