[25/06/2007] Consumo

Mar Tirreno: Oceana identifica 84 pescherecci italiani con reti derivanti

LIVORNO. L’organizzazione ambientalista internazionale Oceana, che ha base in Spagna ed opera anche nel Mediterraneo, ha documentato l’ uso di reti derivanti nel mese di maggio nei mari italiani e parla di fallimento della politica di “tolleranza zero” annunciata dal ministro delle politiche agricole Paolo De Castro. Partendo da questi risultati preliminari Oceana chiede l’annullamento del decreto che autorizza l’uso delle “ferrettare”, «reti derivanti camuffate sotto altro nome».

Le derivanti, proibite dal 2002 dall’Unione Europea, costituiscono ancora una minaccia alla conservazione dei mammiferi marini ed agli stock ittici del mar Tirreno dove Oceana ha documentato l’attività di 84 pescherecci che usano reti derivanti. Tanto in alto mare come nei porti di Campania, Sicilia e Calabria.

«Nelle isole Eolie – dicono i volontari di Oceana – abbiamo potuto documentare a bordo del catamarano Oceana Ranger la cattura di tonni e pesci spada mediante l’uso di ferrettare, una rete derivante che rientra nei termini definiti dalla proibizione dell’Ue, e contraddittoriamente autorizzata dal decreto ministeriale italiano del 24 di maggio del 2006. l’uso di questo attrezzo da pesca è definito, secondo questo decreto, con una limitazione massima di 18 cm. di luce di maglia, per un uso oltre10 miglia dalla costa e con una lunghezza massima di 2,5 Km».

Da circa un anno in Italia è proibito tenere a bordo reti derivanti, ma Oceana ha trovato nei porti italiani almeno 65 imbarcazioni con attrezzi proibiti a bordo e molte di queste erano già state denunciate dagli ambientalisti durante le precedenti campagne di avvistamento 2005 e 2006. I pescherecci pirata sembrano essere concentrati in alcuni porti di Sicilia e Calabria (Bagnara Calabra, Porticello, o Santa Agata de Militello) e un gran numero di pescherecci che usano reti derivanti avrebbero la licenza per circuizione o palangari.

«Speriamo che le licenze da circuizione o da palangari – dicono ad Oceana – non stiano servendo da scudo per la cattura illegale del tonno rosso con reti derivanti. Il ministero dell’agricoltura e pesca italiano deve assicurarsi che nella ripartizione di quote del tonno rosso del 2007 nessuna
di queste imbarcazioni sia inclusa dentro le organizzazioni dei produttori beneficiari».

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