[25/06/2007] Comunicati

Sudan, il degrado ambientale causa la guerra

LIVORNO. Un nuovo rapporto del Programma Onu per l’ambiente (Unep) sul degrado ambientale del Sudan sottolinea che il grande Paese africano non potrà conoscere la pace se non verrà affrontato rapidamente questo fenomeno in rapida accelerazione. «Una nuova valutazione del Paese, compresa la regione del Darfour in preda a disordini - dice l’Unep - indica che la riduzione rapida di risorse ambientali in molte zone chiave del Paese costituiscono una delle cause profonde all´origine di decenni d´agitazione sociale e di conflitti».

Secondo l’Unep gli investimenti nella gestione ambientale, finanziati dalla comunità internazionale e a partire dalle risorse assicurate dalle entrate della nascente attività di estrazione petrolifera e di gas, giocheranno un ruolo molto importante nell’edificazione della pace in Sudan. A preoccupare sono soprattutto il degrado dei suoli, la desertificazione e l´espansione del deserto verso sud, con un progredire di 100 km in media negli ultimi 40 anni.

Le cause sono diverse: il sovrapascolo su suoli già fragili, con un aumento impressionante di animali da allevamento: da 27 milioni di capi ai 135 milioni odierni. Ma il Sudan attraversa anche una grave «crisi da disboscamento» con una perdita del 12% della copertura forestale negli ultimi 15 anni, mentre in alcune regioni del Paese le foreste saranno completamente scomparse nei prossimi 10 anni.
I segni di cambiamenti climatici imponenti sono chiaramente visibili in molte regioni del Sudan, ad iniziare da una diminuzione molto marcata delle precipitazioni nelle province del Kordofan e del Darfour.
Nel Nord-Darfour, le piogge sono diminuite di un terzo negli ultimi 80 anni, un’ampiezza di cambiamenti climatici senza precedenti e strettamente legata al sanguinoso conflitto nella regione, per l’aggravarsi considerevole della desertificazione che ha aumentato la pressione sui modi di vita tradizionali di sussistenza che poggiano sull’agricoltura e l’allevamento.

«I cambiamenti climatici previsti – si legge nel rapporto – rischiano di ridurre ancora la produzione alimentare in ragione della diminuzione delle precipitazioni e della variabilità accresciuta, in particolare nella cintura del Sahel. In seguito alla valutazione post-conflitto del Sudan, un ribasso intorno al 70% del rendimento delle colture è previsto nelle regioni più vulnerabili».

«Questo rapporto presenta l´ampiezza e I numerosi fattori della tragedia del Sudan – ha detto Achim Steiner, segretario generale aggiunto dell’Onu e direttore dell’Unep - tragedia che si sviluppa da più decenni, infettando la vita di milioni di persone e migliaia di comunità. Tuttavia, la firma di un accordo di pace globale nel 2005 e gli eventi recenti, compresa la decisione di dispiegare una forza di mantenimento della pace Unione africana-Onu in Darfour, offre una chance reale di costruire un avvenire diverso per il popolo sudanese. E’ ugualmente chiaro che la maniera con la quale l’ambiente sarà recuperato e gestito in Sudan avrà una fortissima incidenza su questo futuro e sarà determinante per quel che riguarda il mantenimento della pace. La tragedia del Sudan non é solamente la tragedia di un paese africano, è una finestra sul resto del mondo che mette in evidenza che problemi come lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, come i suoli e le foreste, coniugato a degli impatti come i cambiamenti climatici, possono destabilizzare le comunità ma anche delle nazioni intere».

Il conflitto del Darfour e la crisi umanitaria a volte conquistano I titoli dei giornali, ma l’Unep segnala il rischio crescente di una ripresa dei conflitti “storici” in altre regioni del Sudan, rinfocolati dalla penuria in aumento di risorse ambientali, in particolare nelle aree di frontiera. Nella regione dei monti Nuba, nel Sud-Kordofan, le tribù autoctone protestano e minacciano guerra con il nuovo governo di unità nazionale per i danni subiti dagli alberi e dalla vegetazione causati dai cammelli della tribù Shanabla, che si è recentemente trasferita nella loro zona alla ricerca di pascoli che più a nord sono stati distrutti da espansione agricola e siccità.
L’Unep raccomanda un immediato programma di intervento con investimenti nella gestione ambientale, comprese misure di adattamento al clima, il rafforzamento delle capacità di governo e locale nel settore ambientale e l´integrazione dei fattori ambientali in tutti i progetti d’aiuto e sviluppo dell’Onu.

«Il costo totale della messa in opera delle raccomandazioni di questo rapporto - dice l’Unep – è stimato intorno ai 120 milioni di dollari con una durata da 3 a 5 anni. Questa cifra non è esorbitante se la si paragona al Pil del Sudan, che raggiungeva 85,5 miliardi di dollari nel 2005».

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