[04/06/2007] Monitor di Enrico Falqui

Lo scempio della ragione

Che settimana quella passata, cari lettori : per una volta almeno mettiamoci nei vostri panni e cerchiamo di capire, insieme a voi, cosa è successo.

Il “ round robin” è iniziato con la relazione del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ( altro senso dello Stato rispetto al suo predecessore ) dal quale tutti si aspettavano segnali di consenso alla propria parte politica o alla propria corporazione economica.

Attesa vana, per i Montezemolo, Colaninno, Tronchetti Provera, ma anche per i Berlusconi, Fini e Casini, come pure per i Prodi, Fassino, Rutelli e anche per i Sindacati e le associazioni di categoria. Anche per gli ambientalisti razionali e ragionevoli che attendevano qualche novità almeno in merito alla sostenibilità dello sviluppo, salvo il Ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio, che si attendeva qualche critica sostanziale alla “ teoria della crescita “ dell’economia italiana.

E’ ragionevole pensare che un governatore della Banca d’Italia si avvicini alle teorie della decrescita di Illich o a quelle più profumate della “ decrescita felice “ di Pallante e del suo movimento?

Non lo avrebbe fatto nemmeno se fosse stato presente Beppe Grillo, poiché avrebbe rischiato di sentirsi dire da Draghi che anche gli spettacoli da circo con cui riempie le piazze d’Italia e la pubblicità che si auto produce col suo Web di movimento contribuiscono a far crescere il PIL in Italia.

Basta e avanza il Sole 24 ore che, sempre in questa settimana, ha vestito di verde il suo inserto settimanale Nova, nel quale si forniscono sette indicazioni strategiche sui cambiamenti degli stili di vita, dei modi di produrre, dell’organizzazione delle nostre città e del territorio, all’insegna dello slogan ammaliante “la Terra chiama, è tempo di rispondere “. Sarà vero? Qualche ragionevole dubbio c’è visto che è così difficile dare piena e concreta attuazione anche al protocollo di Kyoto II e che le maggiori opposizioni vengono proprio da quelle multinazionali energetiche, ai cui Centri studi fanno sempre costante riferimento le Associazioni degli industriali grandi, medi e piccoli italiani.

Proprio quegli associati di Confindustria, sempre questa settimana, hanno accolto con ovazioni da stadio Gianfranco Fini, impareggiabile interprete di una “ sceneggiata “ contro il governo Prodi e contro il Vice-Ministro dell’Economia Visco, reo ( a suo insindacabile giudizio ) di aver fatto pressioni indebite sui vertici della Guardia di Finanza in Lombardia.

E pensare che qualche ambientalista ragionevole si aspettava invece ovazioni all’indirizzo della Guardia di Finanza in merito alla scoperta di come abbia fatto Lucchini ad accumulare un’immensa quantità di rifiuti industriali per la salute dei lavoratori e dei suoi abitanti, praticamente all’interno del centro storico di Piombino (definizione più efficace per chi non conosce il territorio piombinese e viene tratto in inganno dalla neutra descrizione di un sito di stoccaggio all’interno dell’acciaieria, che occupa un terzo del Golfo di Follonica e del territorio comunale di Piombino).

Qualche altro si aspettava che almeno venisse definita “non sostenibile“ (oltre che immorale ) la decisione di trasferire la colmata di terre di bonifica dell’ex area siderurgica di Bagnoli a Piombino. Ma nulla di tutto ciò è accaduto.

In attesa che Bush arrivi in Italia tra qualche giorno, Putin minaccia nuovamente di puntare i missili sull’Europa aprendo una nuova fase della “ guerra fredda “, preoccupato sia dalle intenzioni del Presidente degli Stati Uniti di riprendere il progetto Raeganiano di “ scudo spaziale “rivolto contro la Russia, sia dalle rivoluzioni “ di velluto “ , finanziate dal Dipartimento di Stato americano, che hanno liberato da governi autoritari un gran numero di paesi satelliti dell’ex URSS e ormai minacciano da vicino gli interessi vitali della Russia.

Gli ambientalisti razionali si sarebbero attesi forti iniziative da parte della diplomazia pacifista : invece sono riapparsi i Black- bloc a Rostock e in Italia il solo Gianni Silvestrini avverte la pericolosità che “ un paese che non ha nucleare come il nostro e vuole ridurre l’uso del carbone, deve utilizzare il gas, perché se Russia e Algeria chiudono i rubinetti per noi diventa un problema “.

E che esista “un problema“ ce lo conferma ( sempre questa settimana ) l’oncologo Umberto Veronesi che , intervistato insieme a Carlo Rubbia, usa le statistiche sull’incremento dei tumori in Italia, non per sostenere l’incremento dell’uso delle energie rinnovabili e del risparmio energetico sostenute dal fisico Rubbia, bensì per proporre “ la costruzione di almeno dieci centrali nucleari in Italia”.

Nel frattempo gli ambientalisti fondamentalisti , succubi dell’ideologia movimentista della sinistra radicale italiana, affermano che in Italia “ di gas ce n’è anche troppo e che i rigassificatori non sono necessari . Con l’aiuto di Ernesto Galli della Loggia , dalle pagine del Corriere della Sera, definiscono l’utilizzo dell’energia eolica “ il grande scempio del paesaggio italiano “e con l’aiuto del paesaggista Asor Rosa si impegnano a dire “ basta con l’energia geotermica “ in Toscana.

Ovviamente proliferano i comitati dei cittadini , ai quali invano il prof Basosi (ambientalista ragionevole) cerca di spiegare la fondamentale importanza che l’uso di questa energia rinnovabile possiede per generare uno sviluppo sostenibile di un’area strategica per la Toscana.

Così come nessuno cerca di spiegare a questi cittadini che l’ENEL si è comportata verso quei territori come uno scienziato “ apprendista stregone” e che un uso diffuso e integrato ( anziché polarizzato) dell’energia geotermica nel territorio amiatino è compatibile con la qualità dell’ambiente e del paesaggio, a meno che di questo non si abbia una visione da “ valle dell’Eden “.

Del resto se l’antropologia culturale di questi comitati di cittadini fosse ispirata alla “ valle dell’Eden “, cioè alla nobile e necessaria difesa dell’identità dei luoghi, come spiegare l’assoluta indifferenza con la quale abbiamo visto crescere il 90 % dello spazio urbano in Italia, a partire dal dopoguerra, e che , diversamente da tutti i paesi europei, in Italia continuano a crescere sterminate periferie urbane, annullando qualsiasi identità e diversità dei luoghi urbani e rendendo lo spazio rurale un habitat in attesa di urbanizzazione ? E’ una domanda che un grande urbanista , Vezio De Lucia, pone indirettamente a questi movimenti, ricordando che una periferia progettata male comporta, oltre al consumo irreversibile di suolo, anche spreco di risorse idriche ed energetiche e inquinamento.

Qualche buona notizia , in mezzo a questo scempio della ragione , però c’è , cari lettori.

Abbiamo letto con piacere l’appello firmato da Rita Levi Montalcini, Marcello Buiatti e Marcello Cini , dal titolo “ contro ogni fondamentalismo, per una scienza alleata dell’ambiente”( mai titolo è apparso più azzeccato !), nel quale si risponde alle sette ricette improvvisate dal Sole 24 ore con altrettante proposte ragionevoli e efficaci per realizzare uno sviluppo sostenibile delle città e dell’economia, puntando sulla centralità della ricerca-sviluppo quale motore di tale sviluppo. Anche questo farebbe aumentare il Pil o no?

Abbiamo letto con piacere che anche un intellettuale fine e preparato quale è Gianfranco Bologna avverte che “ l’attuale ambiantalismo italiano non è più preparato, non legge i rapporti, ma si fida del dibattito che scaturisce dalla stampa “, sempre più alla ricerca della spettacolarità della notizia, dal modo come essa viene servita al lettore in compagnia di “ testimonial “famosi che non sanno niente della complessità del sistema della Natura ma ne parlano come se fosse argomento con cui fare “ salotto”.

L’amico Bologna non lo dice, nella sua intervista per questo giornale, ma lo si intravede tra le righe del suo ragionamento : in Italia c’è sempre più bisogno non solo di una classe dirigente ambientalista più preparata per fornire soluzioni efficaci ai grandi conflitti tra sviluppo e ambiente, caratteristici di questa epoca, ma c’è bisogno anche di una vera e propria “rottura “ culturale ( successivamente ,forse,anche politica ) con questa melassa di irresponsabile, irrazionale, insostenibile inadeguatezza, presente sia nelle fila della maggioranza di governo sia in quelle dell’opposizione, ad accettare le sfide che riguardano la sopravvivenza di questo Pianeta.

In Italia, ci vuole una “rottura“ autentica contro lo scempio della ragione e contro un’ insopportabile cappa di paura del futuro,propria della maggior parte della classe dirigente attuale , che ammorba le nuove generazioni, le rende ininfluenti rispetto alla loro naturale disposizione di trasformare la società in cui vivono in un ambiente migliore, più equo, più aperto ai grandi cambiamenti necessari per sostenere lo sviluppo nell’unica Terra che possediamo.

Se ancora oggi a qualcuno fa paura parlare laicamente di Marinetti, almeno cerchiamo la condivisone delle celebri parole di Papa Giovanni Paolo II, rivolte ai giovani “non abbiate paura“.

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