[01/06/2007] Consumo

Emergenza maiale (chi sfamera la Cina?)

LIVORNO. Oggi su Repubblica Federico Rampini parla diffusamente dell´emergenza maiale in Cina, che addirittura minaccerebbe la stabilità del paese con un mix di aumento dei consumi, malattie degli animali ed esplosione della produzione di biocarburanti che sottraggono risorse alimentari per l’allevamento di suini e bovini. Leggendo l’interessante articolo ci è venuto in mente che una delle tante inascoltate Cassandre del mondo ambientalista, Lester Brown, aveva già profetizzato sul World Watch, nel lontano ottobre 1994, l’odierna emergenza cinese, l´incapacità del gigante asiatico di nutrire sé stesso, e questo anche senza poter prevedere del tutto i vertiginosi tassi di crescita che il turbocapitalismo ha poi innestato in un regime dittatoriale ancora nominalmente comunista.

La produzione agricola era già allora rallentata, anche se l’immane e doloroso sforzo collettivista aveva almeno eliminato il pericolo di carestie e il problema non era più la fame, ma «la prospettiva di un divario tra la domanda di cibo e la sua produzione, un divario senza precedenti nel mondo. Questo deficit potenziale nella produzione di cereali solleva una delle domande più difficili che i learders mondiali abbiano mai dovuto affrontare: chi nutrirà la Cina».

Una domanda che dopo 13 anni non ha ancora risposta.

Una domanda sempre più urgente, visto che, nonostante il ferreo controllo delle nascite, i cinesi sono oggi 1, 3 miliardi, saranno 1,6 miliardi entro il 2030, 490 milioni in più che nel 1990, e che le loro attese di vita e di consumi diventano ogni giorno più simili a quelle già insostenibili dell’occidente.

Nel 1978 solo il 7% dei cereali era usato per alimentare gli animali, nel 1990 la quota era già del 20%, è ulteriormente salita in questi anni di crescita di consumi e produzione e a questo c’è da aggiungere le quote crescenti che vanno ai biocarburanti.

In un Paese in gran parte desertico e che vede un’erosione costante dei terreni fertili, l’effetto può essere devastante e ripercuotersi sull’intera economia mondiale con un rialzo insostenibile dei prezzi dei cereali. «Maggiori quantità di carne – spiegava Lester Brown – significano maggiori quantità di cereali: 2 chilogrammi di cereali in più per ogni chilogrammo di pollame, 4 nel caso dei suini, 7 per ogni chilogrammo di carne bovina. I cinesi mangeranno più carne, latte e uova, ma, se l’offerta di cereali non riuscirà a stare al passo con i loro appetiti, i prezzi degli alimenti saliranno alle stelle», e aggiungeva: «Se non si troveranno alternative al bestiame, l’incremento della domanda cinese di proteine animali potrebbe sopraffare la capacità del Mondo di produrre cereali».

Ma l’esempio più paradossale fatto da Brown era quello della birra: «per innalzare il consumo individuale di ogni adulto di una sola bottiglia saranno necessarie oltre 370 mila tonnellate di cereali», e la birra piace sempre più ai cinesi diventati un po’ più ricchi.

Occorrerebbe far produrre di più una terra che invece sembra essere arrivata ai suoi limiti ed alla quale si chiede anche di non fabbricare più solo cibo, ma anche carburante per i milioni di nuove auto che si annunciano e con la Cina che importa sempre di più da un Mondo impreparato a colmare questo divario.

La profezia di Lester Brown si concludeva in maniera terribile: «Il punto cruciale è che, quando la Cina si rivolgerà al mercato mondiale con bisogni di tale entità, la sua carenza di cibo, la sua scarsità di terra coltivata e di acqua diventeranno quelle del mondo. E la sua incapacità di controllare la crescita demografica in modo più incisivo sarà un problema di tutto il mondo.

Indipendentemente dalla nostra disponibilità ad accettare questo fatto, il futuro economico di 1,2 miliardi di cinesi e quello del resto del mondo sono inestricabilmente collegati. Il deficit alimentare previsto in Cina – concludeva Brown – costringerà altri governi, per quanto riluttanti, a valutare di nuovo, accuratamente, la capacità di carico delle popolazioni dei loro Paesi e le politiche demografiche e dei consumi».

Come tutte le profezie azzeccate, sembra funzionare solo per la parte peggiore.

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