[31/05/2007] Comunicati

Draghi: Sostenibilità ma solo per i conti pubblici

LIVORNO. C’era molta attesa sull’intervento che oggi Mario Draghi (Nella foto), governatore della Banca d’Italia ha tenuto all’annuale assemblea dei soci. E molti erano i suggerimenti sulla “linea”, soprattutto dopo le prese di posizione del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. E chi si aspettava un intervento che riprendesse i temi che sono all’ordine del giorno nelle pagine politiche, e che secondo alcuni avrebbero determinato il flop alle amministrative dei partiti dell’attuale maggioranza, ovvero le troppe tasse inflitte dal governo Prodi e i pochi tagli alla spesa pubblica, si sentirà soddisfatto. I due temi principali della relazione sono infatti meno tasse e meno spese.

Questi gli elementi necessari per garantire che la ripresa economica dell’Italia iniziata a metà 2005 e consolidata nel 2006, rimanga anche per quest’anno ai tassi del 2%, un risultato importante ma che secondo Draghi rappresenta comunque una ripresa che cresce ad un ritmo fra i più bassi dell’area dell’euro. Del resto la crescita è per il governatore della Banca d’Italia l’elemento cui tendere tutti gli sforzi di politica economica, finanziaria e sociale.

Cruciale la dimensione delle imprese, che altrimenti difficilmente potranno affrontare i costi richiesti per una innovazione continua necessaria per reggere alla globalizzazione. E quando parla di scala dimensionale per l’innovazione il governatore Draghi è chiaro: «ancor più che negli impianti di produzione, la scala conta negli apparati che innovano il prodotto, che alimentano la visibilità e la reputazione del marchio, che organizzano la produzione».

Ma se la trasformazione del tessuto produttivo è carente, il problema deriva dal contesto istituzionale, che seppur ha intrapreso percorsi che hanno dato anche progressi, sconta ancora di un notevole ritardo. E così oltre al mancato taglio delle spese e delle tasse non operato dal Governo, ecco l’altra attesa critica alle istituzioni. Problemi nell’ambito del sistema giudiziario, problemi per la realizzazione del sistema infrastrutturale, pochi i fondi destinati all’istruzione, assenti i criteri di merito nelle selezioni, scarsi i provvedimenti per creare concorrenza nell’ambito dei servizi (pubblici e privati), ritardi e criticità nell’ambito dei servizi pubblici in particolare trasporti e rifiuti. E anche in questi settori, la ricetta che individua il governatore Draghi è liberalizzare. Così come l’unico obiettivo rimane quello della crescita. E poche volte si trova nella sua relazione l’uso del termine qualità associato ad azioni da intraprendere. Un termine qualità che viene citata otto volte, in riferimento soprattutto al sistema dell’educazione, per indicarne la carenza. E solo due volte si utilizza il termine sostenibilità, ma riferendolo però ai conti pubblici. Anche in questo caso per puntare il dito su quanto poco invece lo siano e su quali misure intraprendere perché lo diventino e perché possano quindi essere funzionali a garantire la crescita, vero e irrinunciabile obiettivo.

«Dobbiamo por mano con maggiore determinazione alle debolezze strutturali della nostra economia. Il consumo delle famiglie, eroso dalle rendite, frenato dall’incertezza sull’esito di riforme che toccano in profondità la loro vita, deve riprendere slancio. Affrontare il problema della previdenza in modo mai definitivo ha un costo in termini di mancata crescita, minori consumi. Sono mete raggiungibili se tutti noi, ciascuno nel proprio ruolo, senza attardarsi sul rimpianto per le occasioni mancate, ma traendo forza dalla consapevolezza dei progressi compiuti, sapremo ritrovare quel sentire il bene comune che è essenziale per lo sviluppo duraturo del Paese». Parola di Mario Draghi.

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