[24/05/2007] Aria

Maracchi: «Libecciate più frequenti a causa del mare più caldo»

LIVORNO. «Gli effetti sul mare dei cambiamenti climatici» era l’argomento dell’appuntamento di ieri al Lem di Livorno nell’ambito della “Primavera della scienza 2007”, la serie di eventi organizzata dal Comune di Livorno in collaborazione con il centro interuniversitario di biologia marina ed ecologia applicata “Guido Bacci”.
Un incontro finalizzato a dimostrare come le “particolarità” climatiche di questi anni hanno inciso sulla fauna, sulla flora e sull’assetto del territorio costiero e marino.

«La frequenza del vento di libeccio – spiega Giampiero Maracchi, direttore di Ibimet – aumenta e lo fa in funzione dell’aumento della temperatura di superficie del mare. E tale aumento dimostra che il clima si sta modificando. La frequenza del libeccio a Livorno è aumentata dal 1987 al 2005 del 6%». Dati registrati dalla sezione Comma Med dell’Ibimet presso l’istituto tecnico nautico A. Cappellini che si occupa del monitoraggio della situazione meteo marina.

Lo spostamento verso nord dell’anticiclone delle Azzorre con la riduzione delle precipitazioni sull’Europa, la risalita dell’anticiclone libico, con l’allungarsi delle fasi di pioggia e di bel tempo, contribuisce, dice Giovanni Santangelo professore associato presso il dipartimento di biologia
«all’aumento della salinità delle acque di profondità, all’invasione di nuove specie di fauna marina (come pesci tipici del Mar Rosso), alla morte di massa di alcuni organismi filtratori (spugne, ricci e anche coralli) e all’aumento dei “blooms” algali cioè della fioritura di alghe microscopiche di origine tropicale causa delle chiazze marroni e schiumose in acqua».

Un riscaldamento atmosferico provocato dall’emissione di co2 per l’incremento dell’uso di petrolio, ma anche «implementato dall’aumento demografico del pianeta» ci tiene a sottolineare il geografo Carlo Da Pozzo, professore ordinario presso il dipartimento di scienze dell’uomo e dell’ambiente dell´università di Pisa.

«Non sono colpito dai cambiamenti climatici, perché sta nel Dna della terra avere delle mutazioni. Se il cambiamento è normalità possiamo valutare se è possibile governare il territorio in termini di tutela della società. Ma se è l’uomo l’artefice del cambiamento, come tale può controllarsi. E l’approccio giusto è quello della conoscenza adeguata, su basi scientifiche».

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