[24/05/2007] Energia

Partesotti: «L´atlante eolico attendibile solo per alcune zone»

LIVORNO. «Non voglio mettere in discussione quello che dice il Cesi che è un istituto rispettabilissimo. Ma sulla base delle oltre 40 analisi anemometriche che ho fatto negli anni in Toscana, posso dire con cognizione di causa che il vento qui c’è e in alcune zone, ad esempio a cavallo del passo della Futa e del paso della Raticosa, anche a livelli che neppure nel sud: oltre 8 metri al secondo a 40 metri e quasi 9 a 60 metri». Lorenzo Partesotti, uno dei maggiori esperti e ricercatori italiani di energia eolica, commenta così quanto affermato dall’autore dell’atlante dell’olico in Italia Gabriele Botta nell’intervista che ha concesso a greenreport nei giorni scorsi.

In quella intervista, Botta diceva che la Toscana è una regione che ha un potenziale eolico inferiore ad altre parti della nazione in particolare al centro sud e al sud. Lo steso atlante è stato citato anche dai comitati per giustificare la loro opposizione a quel progetto piuttosto che quell’altro.

La domanda è forse ovvia: ma se effettivamente non dovesse esserci vento nella nostra regione, perché sono centinaia le richieste di imprese che voglio costruire parchi eolici?
«Io ho partecipato all’elaborazione del Piano energetico del 2000 e sono un operatore, ma sono anche ricercatore e ho realizzato 40 campagne anemometriche in Toscana. Per poter affermare se il vento c’è o non c’è in una determinata zona non ci si può basare sulle condizioni metereologiche, ma fare analisi sul territorio. L’atlante è attendibile quando dice che in quelle zona il vento c’è, mentre quando dice che non c’è è possibile che sbagli. Poi è chiaro che le pale devi metterle sui crinali e che in pianura c’è meno vento, ma per avere certezza si devono fare, ripeto, analisi in loco».

Anche Botta ci ha infatti detto che il margine di errore c’è. E che effettivamente sono le misurazioni sul campo che possono dire con certezza a quale velocità e con quale intensità soffia il vento. Ci ha anche detto che la maggior parte di queste misurazioni le fanno le imprese che vogliono costruire gli impianti. E per questo dunque che c’è, come hanno sottolineato alcuni interventi via mail arrivati in redazione, una grande differenza tra i dati dell’atlante e quelli presentati dalle imprese?
«Infatti è così. Ma la garanzia che il vento c’è e che quelle misurazioni delle aziende sono attendibili viene dal fatto che è proprio su queste misurazioni che le banche prestano o non prestano i soldi. Il 95% delle imprese che voglio fare l’eolico lo fanno con un finanziamento bancario e il finanziamento viene dato loro se dimostrano che possono ripagare il finanziamento ricevuto. E’ come quando devi comprare una casa e chiedi prestito: la banca te lo dà sulla base della busta paga. Se questa non sufficiente il prestito non ti viene dato. Nessuno butta via i soldi, in particolare gli imprenditori. Pensiamo poi ai certificati verdi che scattano ogni 50mila Kw. Tutto si basa sulla produzione, se non produci i soldi non li prendi».

E’ impensabile quindi che un imprenditore possa fare una proposta per realizzare un impianto dove il vento non c’è.
«E’ evidente. Anche perché come dicevo i soldi la banca non glieli darebbe».

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