[22/05/2007] Comunicati

Ricerca dis´orientata´ sui flussi di materia?

LIVORNO. Il fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (First) del ministero dell´Università e della ricerca sarà da quest´anno un contenitore unico, sostituendo i vari fondi destinati alla ricerca di base, a quella industriale e a quella universitaria. La novità è stata introdotta dalla finanziaria 2007, che ha assegnato per i prossimi 3 anni 960 milioni di euro (300 in questo primo anno). Sulla prossima Gazzetta ufficiale sarà quindi pubblicato il primo bando di questo Fondo unico, che sarà destinato a finanziare i cosiddetti progetti di interesse nazionale (Prin) presentati da università ed enti di ricerca.

La scadenza è prevista per il 30 giugno e subito dopo l´estate toccherà alle imprese con i bandi dedicati alla ricerca industriale. Ma la novità più grande riguarda i nuovi criteri di selezione delle domande: a monte ci penseranno gruppi di revisori anonimi esterni e successivamente un comitato guida a cui spetta la gestione del Prin e che stilerà la graduatoria e l´entità dei cofinanziamenti. La qualità della ricerca dovrà poi essere confermata dai risultati della valutazione ex post, affidata a una nuova agenzia esterna, l´Anvur, che ha proprio il compito di "setacciare" le relazioni finali dei ricercatori e di verificare il buon fine dei singoli progetti. Un salto di qualità nella ricerca quindi che sarà messo alla prova dei fatti a partire dai prossimi giorni, e che almeno nelle intenzioni dovrebbe riuscire a chiudere la stagione di quelli che finora venivano considerati finanziamenti a pioggia. Frutto del lavoro del sottosegretario all´università Luciano Modica, ex rettore dell´ateneo pisano, che ha previsto anche canali preferenziali di accesso al credito riservato a categorie particolari (per esempio ricercatori sotto i 40 anni), mentre non sembra per il momento aver individuato alcuna categoria preferenziale per quanto riguarda la sostenibilità.

Laddove all´industria conviene, come abbiamo visto negli ultimi anni, si è molto investito in ricerca per innovazioni anche di processo che consentissero di ridurre i flussi della costosissima energia italiana. Non altrettanto avviene per la riduzione dei flussi di materia, opzione che per poter essere "scelta" da università e imprese, dovrebbe essere spinta - riorientata - dai governi. Una gerarchia di priorità verso cui indirizzare la ricerca potrebbe quindi contenere anche l´obiettivo della riduzione dei flussi di materia, questione (pressoché ignorata) che allo stato dei fatti risulta essere: un problema (dai costi di estrazione della materia prima fino ad arrivare, attraverso tutte le lavorazioni, le commercializzazioni e gli utilizzi, a quelli di smaltimento del prodotto finale); ma che un giorno potrebbe diventare una soluzione (per esempio al problema dei rifiuti, riducendone davvero la quantità, alla fonte); o addirittura un´opportunità (vendere conoscenze e tecnologie che in tutto il mondo saranno sempre più necessarie, un po´ come finora hanno fatto per esempio i tedeschi con le innovazioni finalizzate al risparmio di energia esportate in tutto il mondo).

Torna all'archivio