[09/05/2007] Urbanistica

Turismo, diversificazione economica ed erosione costiera

LIVORNO. Oggi la Nazione fa un interessante riepilogo di dati preoccupanti sull’erosione costiera in Toscana, che è anche erosione di paesaggio, natura e risorse economiche pubbliche e private. Un fenomeno diffuso, che interessa ormai il 35,94% delle coste toscane e che cerchiamo di tamponare con ripascimenti sempre più costosi e frequenti, per permettere la vera e propria sopravvivenza di un settore che alle spiagge è indissolubilmente legato, il turismo, ma che è anche la principale causa della loro erosione.

Le opere portuali per la nautica da diporto sono spesso la prima causa o l’innesco del fenomeno, ma anche strade panoramiche costiere, cementificazione, realizzazione di strutture turistico-balneari non sono certo tra i colpevoli minori. Le cure a volte si sono rivelate peggiori della malattia, a cominciare dai “pennelli” difensivi paralleli alla costa che a volte hanno semplicemente spostato ed accelerato il fenomeno erosivo su altri tratti di costa.

La tendenza è stata confermata a Follonica da Enzo Pranzini, docente di geologia all’Università di Firenze, durante un seminario sulle tecniche di difesa dei litorali che ha sottolineato la grave perdita per l’indotto economico-turistico che rappresenta l’erosione di ogni singolo metro quadro di spiaggia.

Per Giampiero Maracchi, direttore dell’istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze, è comunque l’uomo con le sue opere a provocare il dissesto di un equilibrio naturale fatto di fiumi, sedimenti, maree, onde e correnti e sono ancora le attività umane ad aver innescato il pericolo prossimo-venturo per le nostre coste: l’innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento climatico.
Ma l’erosione delle coste è anche la dimostrazione che l’assunto”diversificazione economica uguale sostenibilità” non sempre è giusto. Anzi, un´altra regola: “il turismo è una delle attività che può mangiare sé stessa” pare in questo caso molto più appropriata. Eppure, nonostante gli allarmi e i colossali investimenti che si programmano per ripascere le spiagge, quando arriva una proposta come quella dell’onorevole Milziade Caprili di trasformare le strutture balneari precarie di Viareggio in più solide strutture fisse in pietra e legno, viene accolta con grida di giubilo dagli operatori turistici, mentre nel resto della Toscana fioriscono proposte di nuovi porti turistici e villaggi vacanze vista-mare, anche in tratti di costa in già evidente sofferenza.

L’industria turistica di gran parte delle coste e delle isole toscane rischia di essere messa in crisi proprio da questa “diversificazione”, da questa via di uscita dal passato industriale-agricolo, presto diventata monocultura, con grandi numeri che assorbono ogni altra attività economica e mettono il territorio al servizio di un turismo di massa che ha sempre bisogno di più servizi e strutture a cui mare irrispettoso sottrae spazi.

Sembra di assistere al ripetersi di quel fenomeno che ha preso il nome di “balearizzazione”, da quel che è già successo nell’arcipelago spagnolo delle Baleari dove, dopo una folle stagione di cementificazione e costruzione di porti e strade sulle coste, si è dovuto procedere all’abbattimento di hotel sulle spiagge e infrastrutture costiere per salvare la materia prima del turismo: l’ambiente e il paesaggio, spiagge comprese.

Forse un ripensamento “sostenibile” del turismo e del suo indotto sarebbe necessario, la Toscana è ancora in tempo per tamponare i danni fatti, curare e risanare qualche ferita, rinunciare a procurarsene altre.

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